Ogni popolo ha il governo che si merita
3 Marzo 2013
Gentile direttore,
un amico mi ha chiesto di commentare la lettera di una lettrice che, dopo il risultato elettorale che ha sancito l’ingovernabilità del nostro Paese, ha scritto che non se la sentiva più di essere rappresentata dall’attuale classe politica Italiana e desiderava espatriare.
Mi accingo a farlo con lo spirito di dare un modesto contributo alla discussione, anche se con un certo ritardo.
Si può capire lo sconforto e la delusione della lettrice e di tanti come lei che hanno provato amarezza e delusione, di fronte al ritorno di certi personaggi politici screditati e responsabili del degrado morale, economico e civile in cui versa l’Italia attualmente. Però qualche volta bisognerebbe riflettere, quando si tratta di queste questioni, anche su quello che diceva nel 1975 Corrado Staiano: «Accade sovente di ascoltare gente che dice di vergognarsi di essere italiana. In realtà abbiamo buone ragioni di vergognarci: prima fra tutte il non essere stati capaci di esprimere una classe politica che ci rappresenti degnamente».
Spesso si parla di società civile contrapposta alla “casta” politica ecc., ma il filosofo tedesco Hegel, a proposito dei governi e dei governanti ammoniva: “Ogni popolo ha il governo che si merita”, volendo significare per certi aspetti che la classe dirigente non può essere migliore di chi l’ha scelta.
Noi – è bene non dimenticarlo mai – “siamo responsabili di ciò che facciamo, ma anche di ciò che non facciamo” e lasciamo fare ad altri. Che fare, come singoli cittadini?
Non bisogna espatriare, né chiudersi in se stessi, né spegnere il televisore, ma impegnarsi nelle sedi opportune per cambiare, mettendo anche in pratica come genitori e come insegnanti quello che raccomandava ad esempio nel 1992 il compianto cardinale Carlo Maria Martini per evitare che i cittadini corrano dietro a pifferai ed imbonitori:
“E’ necessario favorire il processo di “uscita della massa”, perché le persone, dallo stato di fruitori anonimi dei messaggi e delle immagini massificate, entrino in un rapporto personale come recettori dialoganti, vigilanti e attivi”. Perché la fruizione passiva e acritica dei mass media è un pericolo serio per la democrazia; è bene non dimenticarlo mai!



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