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Organizziamoci per essere più sicure in treno

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Più sicurezza in treno
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27 Settembre 2018

Varese, 25 Settembre 2018
Gentile Direttore,
Sono Chiara, un’ostetrica libera professionista della provincia di Varese. Per assistere le donne sul territorio, mi sposto spesso con i mezzi pubblici, in particolare con il treno.
Frequento la tratta Varese-Gallarate, molte volte con il buio, alle 20 o alle 21, quando, si sa, i nostri treni e le nostre stazioni non sono sicure.

È per questo motivo che le scrivo e cerco l’attenzione dei lettori. Sono una ragazza. Sono sola sul treno. E ho paura. Non voglio limitare la mia libertà, mi chiedo perché dovrei smettere di usare i mezzi pubblici, eppure arriva l’autunno, le giornate si accorciano e la mia sicurezza vacilla.
Per lavoro sono circondata da donne di tutte le età, mi occupo della loro salute, conosco tante storie di vita e, purtroppo, raccolgo i cocci e cerco di aiutarle se hanno subito violenza.

Non posso accettare di correre il rischio di essere io stessa una vittima. Eppure, è capitato, e capita. Violenza verbale, sguardi viscidi, qualche inseguimento e tanta paura. Se chiedo ad altre donne sul vagone, praticamente il 100% di loro ha vissuto la stessa cosa. A chi è andata bene. Perché poi c’è una buona fetta di persone che ha subito abusi più forti: palpeggiamenti, approcci fisici, minacce, allusioni sessuali e, ahimè, violenze sessuali.
Mi chiedo: perché? Perché essere donna equivale a subire? Perché non possiamo passeggiare per strada sentendoci sicure o passando inosservate? Perché i treni pullulano di gente meschina? Perché non c’è nessuno che ci difende? Perché è quasi impossibile pensare di prendere un mezzo pubblico dopo che è calato il sole?
Vorrei che facessimo qualcosa, e che queste non rimangano solo parole. Vorrei che le ragazze che condividono il mio pensiero si facessero sentire. Vorrei che gli uomini capissero. Vorrei che il personale del treno controllasse la sicurezza.

Come fare? Un’idea ce l’ho. Sono nati i vagoni con telecamere e pulsante per la richiesta d’aiuto, ma non bastano. Vorrei creare dei gruppi. Un gruppo di donne che possa prendere insieme il treno e un gruppo di volontari che possa fare più controlli tra le carrozze e nelle stazioni. Si potrebbero indossare delle pettorine per riconoscersi. Una sorta di Angeli Urbani dei treni.
Sono disponibile per mettere insieme le idee, condividere e far nascere un’iniziativa concreta.
Mi può contattare chiunque condivida il mio pensiero e abbia voglia di cambiare le cose. La soluzione non è aver paura, chiudersi in casa, usare solo la macchina o armarsi di spray al peperoncino. La soluzione è impattare sulla società, dare una svolta, fare.
Ringrazio per lo spazio dedicatomi. Sono sicura che insieme si possa fare tanto.
Lascio il mio contatto mail: ostetricachiara@yahoo.com

Chiara Colucci

Commenti

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  1. Scritto da maria_cavalcanti

    Vero che la soluzione non è chiudersi in casa, anche perchè è forse ancora più pericoloso, visto che il 75% delle violenze avvengono ad opera di partner o parenti…la soluzione può essere solo un cambio di mentalità – soprattutto maschile –

  2. theowl
    Scritto da theowl

    Ci fu un tempo in cui sui treni passavano gli agenti della Polfer, ora non li si vede più.
    Un aumento di sicurezza sui treni è possibile unicamente con un controllo capillare.
    Se sali in treno devi sapere che: ti sarà controllato il biglietto, vedrai passare la Polfer.
    Sfortunatamente questo non avviene, chiedetene i motivi ai dirigenti delle ferrovie o ai politici che dicono di rappresentarci (nessuno di questi prende il treno quotidianamente).
    Le auguro, cara Chiara, di riuscire nel suo intento ma sappia che potrà contare solo sull’appoggio dei pendolari.
    Dopo 34 anni di viaggio in treno sono arrivato alla conclusione che il personale viaggiante di Trenord/Trenitalia sia il solo a cui importi qualcosa di chi viaggia in treno.
    Per tutti gli altri, compresi i politici che dovrebbero rappresentarci, non siamo altro che un dato statistico.

  3. Scritto da Felice

    Gentile Chiara….
    è oramai evidente che i pendolari sono carne da cannone abbandonati al loro destino dopo decenni di amministrazioni ferroviarie fantoccio e promesse mai mantenute.
    La Polfer come le guardie di sicurezza fanno capolino solo quando c’è da farsi fotografe insieme a qualche dirigente. Negli altri giorni “normali” noi pendolari siamo completamente abbandonati a noi stessi…nemmeno le stazioni stesse sono presidiate. Hanno pure avuto la brillante idea di sostituire il capostazione con una telecamera che molto probabilmente nessuno guarderà o sarà addirittura spenta.

    Il solito mantra che si ripete ad oltranza è che non ci sono sufficienti risorse…peccato che decine se non centinaia di poliziotti spuntano fuori quando i nostri politici si spostano oppure quando ci sono le partite di calcio tra scimmie ammaestrate.
    (https://milano.repubblica.it/cronaca/2018/09/28/news/milano_salvini_vertice_prefettura-207594079/)

    La triste verità è che non contiamo nulla in quanto pendolari e mi si spacca il cuore in gola ammetterlo ma in questo paese c’è una misoginia strisciante, fetida e pericolosa. Retaggio di un modo di pensare provinciale, ignorante, gretto e becero.

    Sviluppi la sua lodevole iniziativa e ci unisca anche un corso base di autodifesa. Purtroppo le buone intenzioni ed una pettorina non bastano, serve disporre di una minima preparazione mentale e fisica per far desistere un malintenzionato dai suoi intenti criminosi.
    In bocca al lupo…le scriverò comunicandole i miei orari e la mia tratta ferroviaria.
    Felice

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