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Pista ciclabile viale Belforte

ciclabile belforte
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6 Giugno 2026

Buongiorno, vorrei rispondere all’ennesimo attacco di alcune parti politiche alla pista ciclabile in costruzione in viale Belforte.

Non ho difficoltà ad ammettere che sono sempre stato, e sono tuttora, favorevole alla sua realizzazione. Diverse uscite pubbliche contro quest’opera mi hanno irritato, non tanto per le opinioni espresse — ciascuno è libero di pensarla come vuole — quanto per il modo in cui certe argomentazioni vengono presentate: spesso senza dati solidi a supporto, o comunque selezionando solo la parte di realtà più utile alla propria tesi. Ma questo, purtroppo, fa parte del gioco politico (di qualunque schieramento): raccontare la porzione di verità più funzionale al proprio messaggio, lasciando sullo sfondo tutto il resto. Detto questo, credo anche che un’opera pubblica debba essere valutata seriamente alla sua conclusione, non nel pieno dei lavori. Un cantiere, per definizione, crea disagi, deviazioni, ostacoli temporanei e situazioni provvisorie. Per questo non scrivo oggi per “difendere” la ciclabile in sé: lo farò, eventualmente, quando sarà terminata e aperta. Scrivo invece per commentare la notizia del doppio incidente avvenuto domenica 24 maggio lungo il tratto di viale Belforte e la conseguente, immediata condanna da parte della Lega e del consigliere Angei, che ha definito la ciclabile “non sicura”.

Questa affermazione mi lascia francamente perplesso.
Mi permetto una digressione. Nell’edificio in cui lavoro sono in corso lavori sulle facciate, con relativo ponteggio. Ora, se una mattina decidessi di uscire dalla finestra del mio ufficio, salire sulle impalcature e, saltellando allegramente sul ponteggio, mi rompessi una gamba, a qualcuno verrebbe in mente di dire che il mio ufficio è poco sicuro? Oppure si direbbe, più ragionevolmente, che ho avuto un comportamento imprudente entrando in un’area di cantiere?

Mi pare che il caso della ciclabile di viale Belforte ponga una questione simile. La colpa è della pista ciclabile, che — è bene ricordarlo — non è ancora stata aperta? Oppure, senza voler colpevolizzare nessuno e senza sostituirsi a chi dovrà eventualmente accertare i fatti, il problema riguarda il tentativo di percorrere un tratto ancora in cantiere, quindi non ancora destinato all’uso pubblico? E anche qualora i due ciclisti non stessero percorrendo la ciclabile, ma procedessero sulla strada e avessero urtato una transenna mal posizionata, il punto resterebbe diverso da quello sollevato politicamente e polemicamente: in quel caso si dovrebbe discutere della sicurezza del cantiere, non della sicurezza della ciclabile finita. Mi risulta che le transenne, gli ostacoli provvisori e le deviazioni sono elementi del cantiere, non dell’infrastruttura una volta completata. Tra l’altro, ho percorso viale Belforte proprio la mattina stessa dell’incidente e non ho notato transenne sporgenti sulla carreggiata. Naturalmente questa è solo una mia osservazione personale, non una perizia. Proprio per questo credo che sarebbe più serio chiedere verifiche puntuali sulla dinamica degli incidenti, sulla segnalazione del cantiere e sull’eventuale presenza di ostacoli (e già che ci siamo anche sulla data di apertura!), invece di trasformare immediatamente l’episodio in una condanna dell’opera.

Colgo poi l’occasione per chiarire un punto più generale. Sono favorevole a questa pista ciclabile e, più in generale, allo sviluppo di una rete ciclabile urbana perché condivido un principio che lo stesso consigliere Angei richiamava nella sua raccolta firme contro l’opera: “ogni intervento sulla mobilità urbana dovrebbe perseguire un equilibrio tra le diverse modalità di spostamento”. Naturalmente per me “equilibrio” significa che ogni utente della strada — pedoni, ciclisti, automobilisti, motociclisti — deve avere uno spazio riconoscibile, sicuro e rispettato (dalle posizioni espresse dal consigliere Angei, mi pare invece che l’equilibrio venga inteso soprattutto come tutela dello spazio oggi riservato all’automobile). Allo stesso tempo, essere favorevoli alle piste ciclabili non significa assolvere automaticamente tutti i comportamenti dei ciclisti. Anzi: lo sviluppo di una rete ciclabile seria dovrebbe andare di pari passo con una maggiore educazione e responsabilità da parte di chi usa la bicicletta. Mi dispiace dirlo, ma oggi questa cultura non è sempre all’altezza. Quanti ciclisti si fermano sempre al semaforo rosso? Non ho dati, ma l’esperienza quotidiana suggerisce che non siano abbastanza. E, allo stesso modo, ho visto più volte persone percorrere la ciclabile di viale Belforte nonostante non sia ancora aperta.

Concludo con una considerazione. Nei mesi scorsi c’era chi sosteneva che questa ciclabile non sarebbe stata usata da nessuno, che sarebbe stata inutile, che non avrebbe interessato nessuno. Ebbene, due incidenti nello stesso giorno, addirittura prima dell’apertura, sembrano dimostrare almeno una cosa: qualcuno interessato a utilizzarla, in fin dei conti, c’è.

Luca

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