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Riflessioni di un vecchio prof.

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17 maggio 2020

Riflessioni di un vecchio prof.
L’essere, da settembre, in pensione mi aiuta a valutare con serenità opinioni diverse sulla Scuola. Per questo vorrei fare alcune riflessioni su due recenti scritti sul tema della didattica a distanza.

Qualche giorno fa un maestro ha scritto: La didattica a distanza è una contraddizione in termini, il giorno dopo una maestra ha scritto: – Insegnanti “a distanza”? Dobbiamo formare teste ben fatte, non teste piene -. Si tratta di due punti di vista diametralmente opposti.

Uno mi sembra rappresentare perfettamente un atteggiamento che, in 36 anni di insegnamento, ho incontrato spesso e col quale talvolta mi sono “scontrato”, si può sintetizzare nella frase del maestro che, a proposito della didattica a distanza, scrive: – Non si può fare. Non la so fare , questo è, secondo me, uno dei limiti della Scuola italiana, la difficoltà adattarsi alle nuove situazioni. Niente di più semplice che definire inattuabili, inutili, inefficaci le proposte di cambiamento. La didattica a distanza non è una novità fine a se stessa, è l’unica possibilità, in un momento così difficile, per continuare a fare Scuola. E’ vero, i problemi tecnici ci sono sia per i docenti sia per gli alunni e le loro famiglie ma i problemi si affrontano e lentamente e faticosamente si risolvono, dire che non è possibile è troppo comodo.

Mi ha sollevato, il giorno seguente l’altro articolo dove la maestra scrive: – Questo evento epocale mi ha spinta ad accettare il cambiamento, ad adattarmi alla situazione e a reagire- . È questo che bisognerebbe fare e che bisogna insegnare: adattarsi e reagire. Mia moglie insegna in una scuola media, lei e le sue colleghe devono impegnarsi molto più di prima perché oltre all’aspetto strettamente didattico devono affrontare i problemi tecnici, imparare ad usare le piattaforme e aiutare gli alunni ad utilizzarle, anche gli studenti si sono adattati alla nuova situazione, disponibili a mettersi in gioco, ad adottare nuovi ritmi e nuove modalità. Insomma tutti stanno lavorando di più.

Il maestro ha scritto che – non c’è relazione dietro ad uno schermo – io ho visto che anche dal punto di vista relazionale i rapporti interpersonali ci sono stati ugualmente, forse rafforzati dalla consapevolezza del momento difficile che si affronta, lavorando in sintonia, facendo e imparando cose nuove.

A proposito di un bambino in difficoltà, il maestro si lamenta perché: – A scuola avrei preso quel bambino sulle mie gambe -, ma ci sono le parole giuste per tranquillizzare e poi, i bambini li prende in braccio la mamma, l’insegnante fa altro, l’empatia è una cosa, le coccole un’altra. Occorre anche evitare un altro errore che a Scuola si commette spesso: la confusione dei ruoli, l’insegnante fa l’insegnante, non è la mamma dei suoi alunni, non è uno psicologo, non è un assistente sociale, l’insegnante insegna e cerca di farlo nel modo migliore. Certo ci sarà stato chi si è limitato a caricare lezioni e compiti ma la mia impressione è che molti abbiano fatto tutto il possibile per rendere efficace la didattica a distanza.

Come ha scritto la maestra di Buguggiate: – Si impara facendo e riflettendo su ciò che si fa -. E’ questo che si dovrebbe fare e quest’esperienza dovrebbe servire, in futuro, per fare Scuola in modo meno tradizionale e più concreto, o ci si adegua e ci si aggiorna o la Scuola non farà crescere i ragazzi ma gli riempirà solo la testa di nozioni.

Il maestro conclude scrivendo: – Io sono convinto che alla fine questi tre mesi di scuola non saranno serviti a niente, didatticamente parlando -.

Io sono invece convinto che quella della didattica a distanza, con tutte le difficoltà che comporta, sia una formidabile occasione di crescita per insegnanti, alunni e famiglie e forse contribuirà a creare una Scuola più capace di adeguarsi al contesto in cui opera.

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