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Rotazione dei parroci a Casciago, non si poteva aspettare?

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8 Giugno 2020

A settembre 2019 il parroco don Norberto (molto benvoluto, anche dai più lontani) della Comunità Pastorale di Sant’Eusebio è stato spostato, essendo trascorsi 10 anni dalla sua nomina. La norma dei dieci anni, che impone un cambio continuo, è difficile per tutti. Gli slogan delle gerarchie, che a ogni avvicendamento ne cantano a memoria necessità e benefici, urtano contro la realtà dei fatti: crescono sempre più le Comunità Pastorali; se prima il nuovo parroco doveva imparare a conoscere una Parrocchia, ora deve provare a conoscere migliaia di persone e prendere familiarità con un’articolazione molto più complessa. Ogni 10 anni uno sforzo enorme, per quei parroci che vogliano davvero essere pastori. Provo tanta pena per i sacerdoti, quasi pedine di uno scacchiere.

A settembre scorso è arrivato il nuovo Parroco, don Emilio, che ha avuto poco tempo per conoscere la Comunità e le persone che la animano, a causa del fermo di mesi imposto dall’epidemia, oltre che – almeno così pare fin’ora – per una scarsa facilità al contatto umano. Non ha ancora famigliarità nemmeno con i più vicini: operatori pastorali, catechisti, chierichetti etc Non chiama quasi nessuno per nome.

Ora ci è stato comunicato che, essendo trascorsi 5 anni dalla sua ordinazione, verrà spostato anche don Giuseppe, giovane instancabile prete che seguiva con passione la pastorale dei giovani, ma anche i tanti ammalati e situazioni di fragilità che il nuovo parroco ignora. Siamo tutti frastornati dal periodo, per alcuni dolorissimo, passato negli ultimi tre mesi; ma le difficoltà educative, economiche, lavorative rendono ancora molto incerto il cammino. Al posto di don Giuseppe arriverà un prete in pensione che potrà dedicarsi alle Messe e alle Confessioni.

Non si poteva derogare a questa rigida burocrazia, in questo frangente così delicato? Rimandare almeno di un anno? Perché la Chiesa si irrigidisce in norme amministrative dove il popolo non riesce a cogliere nemmeno un refolo di Spirito Santo? Finché la Chiesa sarà così burocratica, fredda, distante, non potrà convertire nessuno. Anzi.

Ringrazio per aver ascoltato lo sfogo di una fedele che ama la Chiesa e che prova a fare la propria parte in seno ad essa, ma che sempre più capisce chi si allontana perché la identifica unicamente come “ente amministrativo” del quale fare volentieri a meno. Sosteniamo, con le preghiere e con l’impegno, i sacerdoti che sanno davvero illuminare la loro vita e quella degli altri con ciò che professano dal pulpito (come don Luca, al quale la domenica sono affidate alcune Messe nella nostra Comunità e al quale ora ci aggrapperemo), ma abbiamo il coraggio di criticare coloro che scandiscono l’esercizio della loro vocazione come una sequela di norme da rispettare e di cose da organizzare, siano essi parroci (anzi, “responsabili di comunità pastorali”) o vescovi.

Lettera firmata

Commenti

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  1. Avatar
    Scritto da ZioMuschio

    Concordo pienamente con quanto scritto , mi permetto di aggiungere che “Don Beppe” ha fatto un lavoro incredibile con i giovani (formalmente la “Pastorale giovanile”) Ci sono un sacco di giovani educatori e ragazzi ed è una comunità molto viva (caso raro nelle parrocchie della regione). Adesso la “Pastorale Giovanile” viene affidata a Don Emilio che si è definito “Legale Rappresentate” e che in una predica ha affermato che la chiesa sono le regole ed il rapporto con Dio è personale. Tremo all’idea è spero che questo tesoro (i giovani) non venga dilapidato.

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