Salviamo la Costituzione
4 Aprile 2005
Egregio Direttore,
posta sotto ricatto dai continui “ultimatum” della Lega, la maggioranza al governo ha votato lo stravolgimento della Carta Costituzionale, ignorando le proposte dell’opposizione.
Ancora una volta i liberaldemocratici presenti nella ?la del centrodestra, dopo tante professioni di fede nei principi del costituzionalismo democratico, hanno ?nito con il piegare la testa di fronte agli ultimatum del leader secessionista del nord.
Così come è uscita dal Parlamento la cosidetta riforma mette in discussione il principio costituzionale che: ”L’Italia è una e indivisibile”, creando i presupposti per una rottura dell’unità nazionale, riduce i poteri del Presidente della Repubblica e degli altri organi di garanzia, assegna al Presidente del Consiglio un potere assoluto senza contrappesi e controlli, mette la Corte costituzionale nelle mani dei partiti al governo, respinge ogni ipotesi di maggioranze qualificate per le scelte che incidono sui diritti, sulle libertà individuali, sul ruolo dell’opposizione.
Questa pericolosa controriforma non chiude la transizione costituzionale, nè pone le basi per la costruzione di un moderno Stato federale, al contrario, mescola contraddittoriamente derive secessioniste e rivincite centraliste.
Il tentativo è di ridimensionare la democrazia parlamentare, attuando una devoluzione, che determinerà confusione e contraddizioni di competenze fra Stato e Regioni con il rischio della ingovernabilità, costringerà le regioni e gli enti locali ad aumentare le tasse e ridurre i servizi, anche quelli essenziali per i cittadini.
Con la devolution si minacciano l’unità nazionale, la coesione sociale, l’universalità dei diritti , si discriminano milioni di cittadini e cittadine che non potranno esercitare il diritto fondamentale alla salute e all’istruzione, si indebolisce la tutela alla sicurezza delle persone.
Questo straccio di riforma non dà all’Italia le regole di una moderna democrazia dell’alternanza, apre, al contrario, una grande questione democratica.
Esasperando la personalizzazione del potere, instaura (anche se elettiva ) la dittatura di un uomo solo, rischiando di aprire la strada a possibile derive autoritarie, senza nel contempo garantire vera stabilità e efficacia all’azione di governo.
Il popolo è sovrano per un giorno e poi suddito per cinque anni, con la sola garanzia che alla ?ne si tornerà a votare.
Garanzia assai modesta, visto che il capo del governo, controllando e ricattando la maggioranza parlamentare, potrà nel frattempo cambiare le leggi che disciplinano i diritti e le libertà dei cittadini, l’indipendenza della magistratura, il pluralismo dell’informazione, i meccanismi elettorali, i rapporti tra politica ed economia, il sistema delle garanzie e dei controlli.
Sappiamo che chi vince ha il diritto e il dovere di governare, di avere gli strumenti necessari per attuare il programma presentato agli elettori, ma questo deve avvenire nel rispetto della Costituzione e delle leggi, dei diritti e delle libertà di ciascuno e delle garanzie riconosciute alle minoranze.
La dittatura della maggioranza non è compatibile con la democrazia, e in democrazia è importante che le regole siano scritte insieme.
La nostra Costituzione che nasce nel 1948 e porta la firma di Enrico De Nicola, Alcide De Gasperi e Umberto Terracini: un liberale, un cattolico, un comunista marxista, viene fatta a pezzi in questo 2005 da una coalizione a cui aderiscono secessionisti antitaliani che hanno vilipeso il tricolore e parte degli eredi di quella Repubblica di Salò che combattè nell’Italia occupata a fianco delle forze naziste.e ai cui combattenti questa stessa maggioranza di centrodestra vuole riconoscere la qualifica di “militari belligeranti” ai fini pensionistici.
Per arginare questa deriva secessionista e autoritaria, anche nella nostra provincia, come in tante altre parti d’Italia, è urgente l’esigenza per le forze democratiche che si oppongono alla revisione costituzionale , di ritrovarsi unite in un Comitato in difesa dei valori della nostra Costituzione, perchè come saggiamente ha detto Romano Prodi “prima di tutto e avanti a tutto abbiamo un dovere essenziale al quale adempiere: fare tutto ciò che é in nostro potere per avvisare il nostro popolo dei pericoli che incombono su di noi. Batterci in ogni modo perché nessuno possa dire domani che non sapeva, che non vedeva, che non capiva”



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