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Sanità pubblica, ma dove vogliamo andare?

ospedale Gallarate
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6 Novembre 2023

Egregio direttore,
ma dove vogliamo andare?

Quando c’è qualcuno che pensa che l’importante sia curarsi e che non importi se la sanità è pubblica o privata, evidentemente questo qualcuno non ha problemi a pagarsi le cure a differenza della maggioranza dei comuni cittadini. Sì, abbiamo sentito anche questo nei dibattiti sull’Ospedale Unico tra Gallarate e Busto.

La logica dello smantellamento degli ospedali – quelli pubblici naturalmente- è partita in contemporanea alla proposta di un ospedale unico. L’accelerazione rispetto alle scelte scellerate di regione Lombardia poi si sono concretizzate nella chiusura di interi reparti e nel lento deterioramento del servizio, seguito da affermazioni, quali: “vedete cittadini, così non si può andare avanti, gli ospedali non funzionano e da qui la necessità di un Ospedale Unico tra Gallarate e Busto, nuovo, di eccellenza”…

D’altronde i tentennamenti sulla collocazione, le elucubrazioni, le osservazioni alla VAS, la ragionevole alternativa, ci hanno portato sino qui, forse a un punto di non ritorno?

Nel mentre noi PAZIENTI (a noi piace essere considerati tali) dove possiamo curarci viste le lunghe liste d’attesa?

“Lorsignori” sono avanti, hanno pensato anche a questo: è facile trovare ex medici ospedalieri che tornano in corsia da privati a gettone, lavorano meno e con un solo turno di guardia notturno portano a casa anche 1.200 euro. Oltretutto, ai medici conviene il lavoro autonomo: a parità di reddito lordo i dipendenti del servizio sanitario pagano un’aliquota maggiore di Irpef e quindi hanno un netto più basso, altra ragione per fuggire dal pubblico e depauperare la sanità.

Tutto chiaro, ora sì sappiamo dove ci stanno inesorabilmente portando. Le bugie del governo sugli investimenti alla sanità pubblica parlano da sole e la direzione è quella della scelta di finanziare ulteriormente il privato per abbattere le liste di attesa.

I medici, gli infermieri… durante la pandemia erano eroi ora sono un costo, evidentemente.

Pochi, mal pagati, sottoposti a condizioni di lavoro spesso quasi insopportabili. In fuga dal servizio sanitario e verso la pensione, visti i tagli previsti in manovra.

Palesemente quindi, non se ne vuole venire a capo: permane la richiesta inascoltata dello sblocco del tetto di spesa per il personale, per provare a salvare il servizio sanitario nazionale, per non lasciare il campo libero alla sanità privata, per assumere personale. La scelta è di mantenere il blocco e poi pagare appalti e gettonisti, prendendo le risorse dal capitolo “beni e servizi”.

Basterebbe utilizzare quelle stesse risorse per assumere con retribuzioni adeguate (non di certo con gli stipendi della sanità pubblica che sono tra i più bassi d’Europa), tuttavia la grande fuga dipende non solo dai bassi salari, ma anche dalle condizioni di lavoro stressanti oltre ogni limite. La mancanza di personale peggiorerà questo stato di cose.

Vi è un rischio, emerso anche dai due consigli comunali di Gallarate e Busto nelle dichiarazioni a sostegno dell’Ospedale Unico, che la difficoltà a trovare medici diventi un alibi.

I medici non si trovano perché si mettono in condizioni di non essere attratti dal servizio sanitario nazionale, perché il progetto è un altro.

Per una Sanità pubblica, gratuita e di qualità, Stop Ospedale Unico Per una riqualificazione degli ospedali pubblici.

Piero Osvaldo Bossi

Partito Comunista Italiano

Sez. Gallarate

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