Torni IL Varese, viva IL Varese
19 Giugno 2023
Illustre direttore,
È di oggi la novità dell’arrivo alla presidenza del Città di Varese di Paolo Girardi. Un’ottima notizia, direi: finalmente la società ha alla sua testa quel che si dice un patron, che oltre a metterci risorse ci metterà anche “la faccia” senza intermediazioni.
Ho in particolare modo apprezzato l’onestà intellettuale del suo dire “Voliamo bassi: per spiccare il volo poi ci sarà sempre tempo”
Ma con che bandiera spiccheremo il volo.
Vorrei infatti sollecitare una riflessione: chi nel 2019 ha creato il “Città di Varese” ebbe la prudenza di dire che si trattava di “un segnaposto” creato nell’attesa che qualcuno si facesse avanti per rialimentare la fiamma biancorossa. E scelse infatti di non chiamare la società “Varese”, un gesto delicato verso un nome e un simbolo troppe volte vilipeso.
Ora però questo nome “nuovo” credo vada un po’ stretto. Se il calcio a tinte biancorosse vorrà tornare al top (e ci vorrà ancora tempo, diciamolo) non credo possa farlo senza levare alta e orgogliosa la bandiera che porta ricamato un numero: 1910.
Per farla breve, è arrivato il tempo di restituire il Varese al suo nome, a sé stesso e alla comunità, senza tentennamenti e perifrasi. So bene che tantissimi trovano naturale chiamare già adesso la società “il Varese”, ma è un dato di fatto che per il momento, da un punto di vista formale (e quando si scrive la storia, la forma è il contenuto) essa non lo sia. Non del tutto quantomeno.
Che fare dunque? Un buon inizio potrebbe essere prendere possesso delle coppe e trofei che attualmente mi risulta stiano tristemente chiuse in un ripostiglio del Comune.
Ma il vero nodo sono nome e simboli. E qui lancio il “vero” appello: inserire il 1910 nella grossa macchia rossa troppo vuota dello stemma societario corrente (il disegno del Sacro Monte). Sarebbe già qualcosa… Ma l’ideale sommo sarebbe, rispettosamente, riporre il nome “Città di Varese” per tornare a una qualche formula che evochi appieno la storia gloriosa protrattasi per 105 anni (mi scuserete se non mi regge il cuore di ricomprenderci quanto accaduto tra il 2015 e il 2019). Magari riutilizzando, nel rispetto della legge, un qualche marchio del passato.
E visto e considerato che un protagonista assoluto dell’ultimo “vero Varese” è ora parte di questa società, l’idea più naturale mi sembra il recupero dello stemma che di quell’ultima fantastica stagione fu la bandiera: quello dell’AS Varese 1910. Ovvero quel semplicissimo disegno della V bianca su cerchio rosso, probabilmente venuto fuori “dal nulla” e che ha finito per significare “tutto”, accompagnando Chi dal buio dell’Eccellenza fino alle porte del Paradiso appena sfiorate.
Oppure la V simile a un ciclone (io la vedevo così) che accompagnò quel miracolo di classe e spensieratezza che era il “casino organizzato” di Fascetti.
Se poi entrambe queste vie fossero impraticabili, perché non ripartire davvero dagli inizi, ridando alla società quello che fu il nome che ebbe nel lontano 1910: Varese Football Club, Varese FBC per gli amici? Come a volersi ricollegare alle radici profondissime, che sono poi le più deputate a pescare nella “falda profonda” della Storia, della Passione, dell’Orgoglio di ESSERE IL VARESE.
Perché solo chi viene da lontano può andare lontano.
Distinti saluti
Manlio Scorsetti



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