Umberto I e le riforme
13 Settembre 2005
Egregio Direttore,
E’ ormai chiaro che non ci può essere un accordo con il Signor Clerici su tali argomenti. E’ del resto priva di fondamento la sua affermazione che l’Italia fu svenduta – semmai, fu mantenuta in vita con immane sforzo quando il nazismo l’aveva ridotta allo stremo.
Ora, io rispetto il Presidente di Azione Giovani, e Non ho alcuna intenzione di insegnargli la storia, ma semplicemente vorrei fargli presente, e far presente ai lettori, che gli eventi non furono così bianchi e neri come lui li descrive. Sicuramente, nel suo Regno, Umberto può aver sbagliato, com’è umano che sia. Ma sicuramente amò l’Italia. E ne fu degno figlio.
Come già detto, e come il signor Clerici sembra non voler capire, i fatti si svilupparono mentre il Re presenziava ad una manifestazione nazionale in Torino. Quando il Re venne informato, la situazione era già sfuggita di mano al Rudinì. Il grosso era fatto e, comunque, con le circostanze da me segnalate – per dare anche un veloce esempio della situazione: assalti a vari municipi, rivoluzione anarchica capeggiata da Errico Malatesta, bande armate in Lunigiana, attentato dell’anarchico Paolo Lega ai danni di Crispi, attentato di Sante Caserio ai danni del Presidente della Repubblica Francese; attentato di Acciarito ai danni del Re stesso, attentato andato a segno dell’anarchico Angiolillo di Foggia ai danni del presidente del ministero spagnolo. Questa escalation terribile portò al 1898, nel quale il raccolto fu pessimo e le importazioni del grano dall’America difficoltosissime a causa del conflitto cubano. E i tumulti e le provocazioni rivoluzionarie continuarono fino alle tristi giornate di Milano. Questo aveva di fronte il governo. E non si può non tenerne conto.
Evidentemente il signor Clerici è in buona fede, e lo dimostra la sua richiesta di conoscere le riforme apportate da Umberto I che non ho nessun problema ad elencare. A parte la presenza del Re ovunque vi fosse una catastrofe, dove stringeva la mano ai colerosi, aiutava i terremotati, gli alluvionati ( e non è retorica ma fatti) ecc, abbiamo nel 1888, tanto per fare qualche veloce esempio e non abusare della sua pazienza, il primo codice sanitario dell’Italia Unita, l’istituzione della figura del Medico Condotto, con il principale scopo di curare i poveri; nel 1890 la legge sugli Istituti di pubblica assistenza e beneficenza; nel 1898 l’Assicurazione Sociale obbligatoria per gli Infortuni sul Lavoro. Cito a memoria (spero dinon scordare nulla): nel 1887 vi fu il riordino delle Amministrazioni comunali e provinciali, e le Opere Pie vennero inquadrate da apposita legge. E poi il codice penale di Zanardelli, la sua legge penitenziaria. La legge che modificava la contabilità dello Stato permettendo alle cooperative operaie senza mezzi di assumere lavori pubblici sino a 100.000 lire per “ogni appalto in via di trattative dirette”; le suddette cooperative ricevevano acconti in proporzione dei lavori eseguiti. Non dimentichiamo poi , l’imposta sulle successioni, le leggi sui probiviri, la prima regolamentazione sul lavoro di donne e fanciulli, le pensioni operaie. Ed altro.
Egregio Direttore, credo che questo veloce elenco risponda pienamente alle domande del Signor Clerici e di qualsiasi lettore curioso che voglia essere edotto.
Infine, vorrei citare tre frasi del Re Umberto, per darne l’esatta statura; la prima, pronunciata nella sua visita in Romagna, dove fu acclamato anche dai repubblicani, la seconda, dopo la sconfitta di Adua e la terza, prima di essere colpito dalle pallottole di Bresci: “Mettiamoci all’opera con amore e con fermo volere di riuscire e vi riusciremo.” “Non bisogna scoraggiarsi, bisogna fare testa e guardare in faccia la sconfitta.” “Sono felice di essere qui fra tanti italiani.” Come il suo futuro omonimo, anche Umberto I rivolse l’ultimo suo pensiero all’Italia ed agli italiani.
Con rinnovata stima e scusandomi se arreco disturbo, ma sperando possa pubblicare questa mia,
le invio i miei più cordiali saluti.



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