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Uno diverso concetto di baratro

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6 Dicembre 2012

Caro Direttore,

collegandomi alla lettera del sig. Tonetto voglio farle una semplice domanda:

“Quanto può spingersi l’avidità di un singolo uomo? Quanto è disposto a sfasciare pur di soddisfare il suo personale ego malato e schizofrenico? Quanto la sete di potere di una persona può portare un paese intero sul baratro?”

Vorrei che qualcuno riprendesse ed espandesse questa visione che ricordo è l’unica che può giustificare la ennesima discesa in campo di Berlusconi. Questo paese ha bisogno di una decisa e netta inversione di tendenza dove chi è meritevole e non più spregiudicato e furbo avanza e guida un paese, dove non ci si ritrova anno dopo anno sempre più giù nella graduatoria dei paesi a rischio corruzione, dove esiste un obiettivo comune e condiviso, dove ognuno non procede singolarmente come una scheggia impazzita senza controllo.

Potrebbe Berlusconi a fronte delle svariate decine di milioni di euro in suo possesso lasciare tutto e tutti e finalmente ritirarsi? Ovviamente sì.

Perché non lo fa? Perché non c’è limite alla dissoluzione di un uomo e di un intero paese.

Se dovesse ancora ricandidarsi e venire eletto (con la attuale legge elettorale porcellum) allora non posso fare altro che augurarmi che il default arrivi il più presto possibile, anche per l’Italia.

Non avrebbe senso protrarre nel tempo questa agonia di un paese senza più popolo.

Felice Griffi - Tradate (VA)

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