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Vita da precaria, ad aspettare una chiamata che non arriva

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8 Settembre 2012

precari scuolaEgregio Direttore,
sono madre di un’adolescente che frequenta un noto liceo della città, ma anche un’insegnante precaria da anni.
Mi trovo a scriverLe queste righe perchè mi sento impotente verso ciò che sta succedendo a mio figlio, ma anche verso ciò che succederà a me, in graduatoria da anni e con un lavoro che ogni anno tarda sempre di piu’ ad arrivare (è notizia di queste ore che le convocazioni per l’assegnazione di una cattedra a tempo determinato, previste per questi giorni, vengono rimandate per problemi tecnici).
Amo il mio lavoro ed è solamente per questo motivo che sopporto la trafila che mi tocca ogni anno… ho una laurea, ogni anno trovo colleghi che mi stimano per la mia professionalità e studenti che mi ringraziano per la mia umanità, eppure sono costretta a vivere nel precariato. Non ho paura di rimettermi in gioco con il concorso del Ministro Profumo, anche se ho paura che sia tutto un gioco di false speranze.. a mio avviso andrebbe rivisto tutto il sistema scolastico, la professionalità e la preparazione dei docenti, non solo di quelli che si trovano a giacere da anni nelle graduatorie ad esaurimento, che si chiamano tali perchè mandano in esaurimento chi vi è iscritto.
Ora sono qui che aspetto una chiamata che tarda ad arrivare, non so dove finirò e per quanto tempo…
In questi giorni mi sento demoralizzata ed impotente per ciò che sta succedendo a mio figlio adolescente, che ha frequentato un liceo della zona, non senza difficoltà per un problema di salute che ha fatto precipitare dal mese di febbraio la sua situazione scolastica, tanto che i suoi professori l’hanno giudicato non idoneo al passaggio alla classe successiva dopo avergli comunque assegnato 2 debiti estivi. Quello che mi demoralizza maggiormente è che durante i numerosi colloqui con le insegnanti di mio figlio non mi è stata mai comunicata una situazione così negativa, anche perchè il rendimento scolastico, si è si abbassato, ma non così terribilmente da giustificare l’assegnazione di 2 debiti ad un ragazzo con problemi di salute che l’hanno portato dentro e fuori dagli ospedali per un lungo periodo. Da insegnante e da mamma, mi aspettavo un po’ di comprensione, o almeno un po’ di tatto nel comunicare la scelta del Consiglio al ragazzo. Mi sento impotente perchè vorrei denunciare la situazione a qualcuno che possa prendere provvedimenti, ma allo stesso tempo mi viene consigliato di tacere per non avere ripercussioni (e io che credevo di vivere in un paese democratico). Sento altri genitori nella mia stessa situazione, con tanta rabbia in corpo, che cercano di mandare giù il rospo, nonostante questo sia stato creato dagli stessi insegnanti di mio figlio. Altri ragazzi che come mio figlio hanno subito pressioni psicologiche da parte di una di queste insegnanti e che sono arrivati ad odiare la scuola, ad odiare lo studio. Altre famiglie che si sono rivolte al Dirigente Scolastico dell’istituto per comunicare la situazione e si sono sentite rispondere che "la professionalità dei docenti dell’istituto non si può mettere in dubbio".
Ma io mi chiedo.. l’insegnante non dovrebbe trasmettere valori e saperi ai propri studenti? L’insegnante non dovrebbe far amare la conoscenza ai ragazzi?
Il Dirigente Scolastico non dovrebbe fungere da mediatore tra famiglie ed insegnanti? Il Dirigente Scolastico non dovrebbe cercare di risolvere i problemi interni all’istituto?
Invece di fare un concorso, le singole province non dovrebbero forse reclutare insegnanti e dirigenti dopo un colloquio, tenendo conto delle vere capacità di relazione, delle conoscenze, dei titoli di studio? Non sarebbe piu’ opportuno vigilare maggiormente sull’operato di Dirigenti e Insegnanti di ogni ordine e grado?
Forse la riforma della scuola dovrebbe ripartire dalle fondamenta..

Barbara

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