Vogliamo ricordare i termini del mancato accordo con Klm?
20 Marzo 2008
Egregio Direttore,
in questa concitata fase delle trattative per Alitalia sembra che nessuno voglia ricordare i termini e le cause del mancato accordo, pochi anni or sono, con KLM.
Si trattava, allora, di un contratto molto più vantaggioso di tutte le soluzioni oggi prospettate.
I protagonisti di quella fallimentare vicenda, che nulla sembra averci insegnato, occupano ancora oggi le prime pagine dei giornali con le loro dichiarazioni.
Il ruolo dell’informazione libera e responsabile è essenziale per aiutarci a riflettere e a giudicare in modo consapevole sulla coerenza di alcuni atteggiamenti odierni.
Un cordiale saluto
Angelo Bruno Protasoni
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La vicenda tra Alitalia e Klm è vecchia dieci anni e ricca di tappe intermedie. Le due compagnie siglarono un accordo di alleanza tra il 1998 e il 1999: un’intesa che avrebbe dato vita al principale network europeo con 40 milioni di passeggeri trasportati e quasi 300 aerei, 377 destinazioni e 87 paesi serviti. Klm, inoltre, avrebbe dovuto versare ad Alitalia 200 miliardi di lire come compenso per le spese sostenute per il lancio di Malpensa ed un aumento di 2000 miliardi nei ricavi di entrambe. Era prevista anche la ripartizione degli utili al 50 per cento. L’obiettivo era l’integrazione prima dell’aprile 2002, ma non si raggiunse mai quella data per resistenze politiche e finanziarie che indussero gli olandesi a fare un passo indietro. Ad un certo punto anche la Northwest Airlines si inserì nell’accordo Alitalia-Klm, rendendo mondiale l’alleanza, considerata un’occasione importante da tutti. Nel 2003, tre anni dopo il fallimento dell’alleanza con Klm, gli olandesi, in accordo con i francesi di AirFrance (a loro volta dal 2002 nell’alleanza Skyteam), tornarono alla carica: presidente dell’Alitalia era Giuseppe Bonomi, attuale numero uno di Sea, che definì l’ipotesi di triplice unione “una straordinaria occasione industriale”: si trattava di una joint-venture piena per il settore merci, una vasta rete per i passeggeri, un sistema multi-hub incentrato sugli scali di Parigi Charles De Gaulle, Amsterdam Schiphol, Milano Malpensa e Roma Fiumicino, preludio alla privatizzazione dell’Alitalia. Non se ne fece nulla, salvo il sì della compagnia italiana all’ingresso in Skyteam: sarebbe dovuto nascere un gruppo aereo europeo controllato da una holding di diritto francese e composto da tre compagnie nazionali autonome. Oggi siamo ad una svolta, le condizioni sono cambiate di molto e AirFrance minaccia di fagocitare Alitalia in condizioni non certo paritarie. (La Redazione)



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