Tra i ragazzi si diffonde l’alcoolismo da “happy hour”

Dal costume mediterraneo, cioè vino a pasto, i giovani della penisola sono passati al costume anglosassone, fatto di cocktail superalcoolici e super aperitivi

L’abbandono della dieta mediterranea e l’anglofilia dei costumi ha raggiunto anche il consumo di alcool.  Secondo la ricerca realizzata dai professori dell’Università cattolica di Milano, il costume mediterraneo nel bere gli alcolici – cioè fondamentalmente vino o birra e fondamentalmente nei pasti – specialmente tra i giovani sta per essere soppiantato dal costume anglosassone: quello dove l’alcool è bevuto fuori pasto e concentrato in cocktail con superalcoolici possibilmente fuoripasto. Insomma, le bevute in compagnia all’Happy hour o in discoteca.    

«Un uso figlio della scarsa educazione sull’alcool in famiglia – ha precisato Rosalba Folino, del movimento Difesa del Cittadino, presentando la ricerca "Bere moderato" promossa dalle tre associazioni di consumatori Movimento Consumatori, FederConsumatori e Movimento Difesa del cittadino insieme a Regione Lombardia e Ministero delle attività produttive –  magari non si beve a casa, non si parla del problema, e tutto l’alcool è concentrato nei momenti in cui si sta con gli amici».

Momenti in cui la pressione sociale è forte: «Si inizia a bere per stare nel gruppo, perchè ti senti osservato se non prendi alcolici» hanno risposto i ragazzi intervistati. Oppure: «Ad una certa età bere è un avvenimento sociale. E chi non beve è escluso».

Un "avvenimento sociale" di cui i giovani faticano a comprendere il punto di non ritorno, quello dove il bere un goccetto diventa pericoloso per la propria salute e per l’incolumità altrui, come una delle risposte degli intervistati chiarisce: «quando bevi non vai fuori subito, te ne accorgi quando hai quasi raggiunto, o superato, il limite». Percezioni incompatibili con la misurazione del tasso d’alcool massimo al di sopra del quale scattano le sanzioni: che per la cronaca è di 0,5 grammi per litro.

L’ideale sarebbe che chi guida non beva alcool: ma poichè gli italiani, e gli italiani giovani in particolare (abbiamo il non invidiabile primato dei bevitori più giovani d’Europa) non ci sentono molto da quest’orecchio, in molti sono corsi ai ripari: da alcuni esercenti, che hanno distribuito piccoli test monodose per misurare il tasso d’alcool ai supermercati. Dove ora è possibile, tra termometri digitali e cerotti per i calli, trovare pure l’etilometro portatile, a meno di 34 euro. Forse, vale la spesa.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 aprile 2007
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