“La pianta delle pantofole”: e il finale lo scrivi tu

Presentato il 25 ottobre alla scuola elementare Pellico il racconto su cui si baserà il concorso "Immaginando Rodari"

«Quando sono grande voglio farmi crescere la barba bianca lunga lunga e voglio fare il burattinaio per i bambini, inventare storie e metterle in scena per loro»: è questa una delle ultime dichiarazioni di Gianni Rodari, il famoso autore per bambini, rilasciata nel 1979, l’anno prima della sua morte. Inventare storie è il concetto base de “La pianta delle pantofole”, il racconto oggetto del concorso “Immaginando Rodari” presentato oggi pomeriggio, 25 ottobre, alla scuola Silvio Pellico, un perfetto esempio del "binomio fantastico".

Il binomio fantastico sta alla base delle tecniche descritte nella “Grammatica della fantasia”, «il libro che dovrebbe essere la bibbia per la scuola elementare» come la definisce Giorgio Diamanti, uno dei massimi esperti di Rodari. Il binomio della fantasia è un “duello di parole”, due realtà abbastanza lontane tra loro per far si che l’immaginazione sia sfidata a collegarle per inventare una storia. Per Rodari il binomio fantastico era un modo per sfatare il mito della contrapposizione tra realtà e fantasia: « La fantasia serve per esplorare la realtà, per esempio per esplorare il linguaggio, per esplorare tutte le sue possibilità, per vedere cosa viene fuori quando si fanno scontrare le parole». E capire la realtà usando l’immaginazione è la sfida che viene lanciata a tutti i bambini delle scuole primarie della provincia: partendo proprio dal racconto “La pianta delle pantofole”, dalla storia del contadino Pietro che, andando nel suo frutteto, trova al posto delle mele “delle macchie di diversi colori: blu, gialle, rosa e viola”. Capire da dove sono spuntate le pantofole, e perché, tra tante piante e tanti frutteti, hanno scelto proprio quello di Pietro spetta ai piccoli scrittori in erba che devono mandare le loro opere all’indirizzo progetti@varesenews.it entro il 25 gennaio 2008. Un progetto che si basa sulla nuova tecnologia, in collaborazione con  Varesenews il cui direttore, Marco Giovannelli, si dice «onorato di potersi occupare di un grande personaggio che è stato, nella sua lunga carriera, anche giornalista. Pubblicare gli elaborati on line è un vantaggio sia in termini di spazio sia in termini di diffusione, superando i limiti della carta stampata».

L’immaginazione, per Rodari, deve avere il suo posto all’interno dell’educazione generale del bambino: la sua fantasia e la sua creatività non devono essere limitate all’inventare storie, ma si deve cercare di stimolarla anche nelle altre materie. Matematica, storia e geografia non devono essere delle lezioni impostate, ma devono diventare dei percorsi creati insieme ai bambini: l’insegnante deve ricoprire il ruolo di ”animatore” in classe. Le favole, la fantasia e il saper raccontare sono il filo conduttore di tutte le opere dell’autore. Rodari ha imparato ad ascoltare i racconti fin da bambino, da quando nel paesino la sera ci si ritrovava intorno ai grandi per ascoltare storie di paura, o da quando ha ricevuto il primo libro in regalo, il “Libro Cuore”, che leggeva mangiando pane e cioccolato, o dall’amore per Julius Verne e per la sua “poesia unita alla fantasia”. Da li, forse, la voglia di dedicare la vita ai bambini, scrivendo storie che fanno riflettere ma che stimolano anche i più piccoli: storie fatte per essere raccontate, un’abitudine che si è persa nel corso degli anni. «Un peccato  – commenta Rodari in un’intervista rilasciata anni fa -; ma è un peccato soprattutto per i genitori che si perdono a possibilità di dialogare attraverso le favole, di entrare nella realtà passando, per una volta, dal tetto e non dalla porta».

Gianni Rodari vive ancora nella memoria di chi l’ha conosciuto, come in quella di Ambrogio Vaghi, suo compagno di scuola all’istituto magistrale Manzoni, che definisce il concorso come «Un evento che fa vivere Rodari nella scuola nel modo in cui lui avrebbe voluto: all’insegna della fantasia, portando i bambini nel suo mondo fantastico e “obbligandoli” ad usare la fantasia».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 ottobre 2007
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