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Canton Ticino

Terremoto, “in Lombardia è a rischio la fascia Prealpina”

Alessandro Michetti, professore al Dipartimento di Scienze Chimiche ed Ambientali dell'Università dell'Insubria, appena tornato dall'Aquila parla dei rischi per casa nostra. "L'ultimo sisma forte come quello d'Abruzzo distrusse Brescia nel 1222"

Il terremoto dell’Aquila non è un evento distante dalla Lombardia. E ciò che sta succedendo in Abruzzo può aiutare a prevenire anche i danni lombardi, che non sono affatto da escludere: perchè quella parte della nostra regione che poggia verso le Alpi, sebbene non a rischio come l’Abruzzo, non è affatto esente da attività sismica. A dirlo, un team guidato da Alessandro M. Michetti, professore al Dipartimento di Scienze Chimiche ed Ambientali dell’Università dell’Insubria a Como, appena tornato dall’Aquila dopo aver raccolto più informazioni utili possibili.
«Sono in Abruzzo con il mio gruppo per un progetto congiunto con protezione civile, servizio geologico nazionale e Ingv. Stiamo lavorando ad uno studio sulla pericolosità sismica lombarda, e quella del terremoto dell’Aquila è una case history importante per valutare come si presenta il terreno in caso di terremoti di quella magnitudo, e quali effetti procura».

Il motivo dello studio non è astratto né ipotetico: «In Lombardia un terremoto come quello abruzzese avviene molto raramente: l’ultimo con quella forza è stato nel medioevo, intorno al 1222, e ha distrutto Brescia. Ma ci sono delle evidenze geologiche però che fanno capire che un terremoto molto forte si può ripetere anche da noi. E, dal punto di vista geologico, in Lombardia è la fascia pedemontana quella più a rischio: Bergamo, Brescia, Como e Varese sono i punti dove è più importante tenere attenzione alta e fare più seriamente prevenzione. Dove, tra l’altro, non mancano le faglie attive: soprattutto nella zona del bresciano e in quella tra Como e Varese».

A preoccupare, più ancora della probabilità che questo sisma accada, è il territorio su cui inciderebbe: «È la densità di persone e infrastrutture a rendere un territorio particolarmente vulnerabile: i danni derivano infatti dalla grande urbanizzazione. Per questo la Lombardia e la pianura padana destano preoccupazione: il terremoto di Salò è stato 20 volte meno forte di questo e ha causato 300milioni di euro di danni. Si tratta di una cifra pazzesca, per un terremoto non devastante. Il territorio lombardo è sempre più ingessato, più ricco di infrastrutture e di attività, perciò più vulnerabile: basta pensare alle aziende a rischio chimico, agli acquedotti, all’importanza della rete autostradale e ferroviaria in questa zona. Meritano degli accorgimenti che li mettano in sicurezza anche rispetto al rischio sismico. Edifici pubblici, ospedali e caserme, centri storici e facilities come autostrade, acquedotti, oleodotti, impianti chimici sono strutture che andrebbero progettate nel dettaglio, tenendo conto della possibilità di rotture del terreno».

In questo caso, comportamenti diversi danno risultati opposti e drammatici: «Ho in mente, a questo proposito, due esempi: uno, negativo, l’ho appena visto a Paganica, vicino all’Aquila, dove una crepa nel terreno ha spaccato l’acquedotto. Il quale, non essendo stato progettato tenendo conto di una rottura sotto di sé, prima di poter essere chiuso ha scaricato tanta acqua da creare un buco di cento metri fino ad una strada, che a causa di questo si è danneggiata. Un danno evitabile. Il secondo, virtuoso, è in Alaska, dove hanno deciso qualche anno fa di creare l’oleodotto tenendo conto di criteri antisismici. L’hanno fatto così flessibile da fare in modo che “pattinasse” in caso di movimenti tellurici. Alcuni anni fa hanno avuto un terremoto devastante, l’oleodotto in quel tratto è stato spostato di tre metri. Ma non hanno perso nemmeno una goccia di petrolio: l’oleodotto si è solo deformato, la società ha chiuso i rubinetti più vicini al punto critico, ha riparato il tutto ed è ripartita. Con pochissimi danni»

D’altra parte «I dati sull’Abruzzo ce li abbiamo da decenni, ricordo i dati di quando ero un giovane ricercatore del CNR.  ma per mettere in sicurezza tutto ci vorrebbe un budget pazzesco. Il sistema migliore perciò è che ogni amministrazione locale faccia la sua parte, per mettere in sicurezza quello che può. E non solo in Abruzzo: a Como il centro storico è un disastro, con palazzi vecchi poggiati su un materasso di sedimenti alluvionale che li ridurrebbe in briciole, senza bisogno di un terremoto come quello di questi giorni. Ne basterebbe uno come quello di Salò, che può per altro avvenire in qualsiasi momento”.

Il professor Michetti, malgrado l’utilità anche lombarda dei suoi studi e il fatto che li segua da anni, non ha potuto trattenersi a lungo in Abruzzo: “Il primo lavoro sull’argomento l’abbiamo pubblicato nel 2007 nell’ Italian journal of Geosciences, ma sono studi che vanno aggiornati costantemente, e le esperienze sono importanti: per questo per noi questa è una occasione preziosa. Ma dopo una settimana stiamo già tornando a casa: sono finiti i soldi e torniamo per chiedere una proroga ai finanziamenti. Perchè continuare il monitoraggio qui è vitale anche per la prevenzione in Lombardia».

I primi risultati dai rilievi geologico-ambientali all’Aquila saranno illustrati dal professor Michetti e dal suo team del Dipartimento di Scienze Chimiche e Ambientali (Andrea Berlusconi, Franz Livio, Giancanio Sileo) giovedì 23 aprile alle 14 all’aula magna dell’Università degli Studi dell’Insubria a Como.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 aprile 2009
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