Se il minore sbaglia finisce nella “rete che libera”

Avviato nel 2006, il progetto di inclusione dei minorenni segnalati dal tribunale dei Minori vengono inseriti in un progetto di messa alla prova

La rete che libera” è un’esperienza di giustizia riparativa progettata dall’Ambito sociale distrettuale di Varese e avviata nel comune nel 2006.

«Il progetto – spiega l’assessore a Famiglia e Persona Enrico Angelini – permette di avviare un reale percorso di presa di coscienza e di assunzione di responsabilità per questi ragazzi. Un semplice sistema punitivo, in questa fascia di età, corre il rischio di trascurare l’aspetto educativo della riparazione, perché si possono commettere errori ma si può anche porvi rimedio».
 
La Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Milano, ai sensi del D.P.R. 448/88, quando un minore di età compresa fra i 14 ed i 18 anni è indagato per aver commesso un reato di entità medio-grave per il quale non è previsto l’arresto immediato, chiede al  Servizio Sociale del Comune di residenza di prendere in carico la situazione. La volontà della legislazione vigente non è quella di punire il minore, ma aiutarlo a capire lo sbaglio e cosa lo ha condotto a compierlo, pertanto l’Autorità Giudiziaria può prescrivere un progetto di messa alla prova della durata media di circa un anno, durante il quale il ragazzo dovrà seguire le prescrizioni emesse dal giudice che in genere sono: proseguire od intraprendere un percorso di studio o lavoro, svolgere un’attività socialmente utile, effettuare un’attività sportiva, intraprendere un percorso psicologico, svolgere un’ attività socializzante.
L’Ambito sociale distrettuale di Varese, proprio per dare attuazione alla filosofia riparativa del processo minorile, in collaborazione con l’Ufficio Servizio Sociale Minori del Ministero di Giustizia (USSM), il Coordinamento delle Associazioni di Volontariato di Varese e con la Cooperativa NaturART, ha ritenuto opportuno dar vita al progetto “La Rete che Libera”, che attraverso la realizzazione di interventi territoriali promuovono la solidarietà sociale e la responsabilizzazione degli adolescenti  sottoposti a procedimenti penali.


Il lavoro è affidato a un’ équipe formata da due assistenti Sociali (Comune di Varese e USSM),  un educatore professionale, il responsabile del Coordinamento Volontariato Varesino e due referenti delle associazioni di volontariato. Il gruppo si incontra mensilmente per parlare delle situazioni in carico, presentare nuove situazioni, verificare la collaborazione con le associazioni di volontariato, verificare l’andamento del progetto .
Spiegano i promotori: «Questo progetto sta permettendo a molti ragazzi di uscire dal circuito dei comportamenti devianti: probabilmente ciò avviene anche perché si sentono presi in considerazione dal mondo degli adulti, inoltre svolgendo un’attività volontariato, hanno la possibilità di sentirsi utili nei confronti di un’altra persona con la quale inevitabilmente stabiliscono una relazione positiva. Anche il percorso psicologico permette loro di rivedere ed analizzare la propria situazione di vita, con la possibilità di agire significativi cambiamenti a livello personologico con risvolti positivi nel contesto familiare, lavorativo e/o scolastico. La partecipazione inoltre ad un percorso di gruppo in cui vengono accompagnati ad elaborare e tradurre i vissuti penali in un’ottica riparativa sociale, contribuisce a far realizzare loro gesti simbolici di visibilità cittadina».
Le associazioni di volontariato che hanno condiviso il progetto sono: Fondazione Molina, Canile Comunale, Centro Tutela Bambino in Ospedale, Fondazione Piatti, Fondazione Don Gnocchi di Malnate, Donatori del Tempo, Legambiente, Amici del Sidamo, UNICEF, U.I.S.P., La Finestra di Malnate.
Grazie alla disponibilità di associazioni, fondazioni e cooperative di privato sociale, si è consolidata la rete di collaborazione per promuovere percorsi di integrazione ed inclusione sociale dei minori in carico per ragioni penali, valorizzando le risorse del territorio e favorendo una presa di corresponsabilità della comunità locale.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 maggio 2013
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