Consiglio comunale e manganelli. Uno spettacolo che lascia perplessi
Prima seduta segreta sui guai dell’urbanistica. Ma i veri pericoli sono altri
Porte sbarrate davanti all’aula che è la casa dei cittadini, guardie con il manganello a difesa di un segreto che ormai è noto persino alle Romite del Sacro Monte: è uno spettacolo che lascia perplessi quello offerto ieri sera dal consiglio comunale di Varese, per la prima volta a memoria d’uomo riunitosi in seduta segreta. E mentre persino le commissioni parlamentari su Ustica o sulla P2 si sono tenute "coram populo", per i misteri dell’assessorato all’urbanistica viene allestito un teatrino di guerra degno di miglior causa.
Quali misteri, infatti? La montagna ha partorito il topolino: secondo le anticipazioni del "Corriere della sera" la commissione all’unanimità ha chiesto la rimozione dall’incarico dei due massimi dirigenti all’assessorato all’urbanistica (tra i quali il fratello del sindaco Fumagalli) e nessuna trasmissione di atti alla procura della repubblica. Come dire: una antipatica grana ma che poteva essere risolta tranquillamente per via gerarchica senza questo rituale più esoterico che politico; che bisogno c’era di blindare il tempio della democrazia (tale è il consiglio comunale) se da nascondere c’è poco o nulla? Una simile opacità favorisce solo maldicenze e illazioni; e puntualmente, ecco arrivare ieri mattina una lettera anonima che ha un bersaglio ben preciso, l’operato dei consiglieri d’opposizione Paci e Azzali, guarda caso due tra i più incalzanti e lucidi avversari della giunta. A questo punto la domanda è: la commissione ha lavorato per un anno sull’aria fritta? Niente affatto: il malessere all’interno dell’assessorato all’urbanistica era sotto gli occhi di tutti e a pagarlo sono stati in un ultima analisi i cittadini con un peggioramento della qualità del servizio offerto loro; ma che ciò richiedesse la segretezza assoluta è un altro paio di maniche. Varese è dunque al riparo dal virus della malapolitica? La risposta, paradossalmente, è scaturita giusto ieri mattina a poche centinaia di metri da Palazzo Estense, più precisamente dal tribunale. «Gli imprenditori erano costretti a recarsi dal segretario del partito per regolare la loro offerta; e questo accadeva a Busto così come a Varese»: è un passaggio della requisitoria del pubblico ministero Agostino Abate al processo tangenti, finalmente nella sua fase cruciale. Dice che lo strapotere dei partiti aveva esautorato le istituzioni, svuotato di senso la democrazia e il consenso dei cittadini. Più di un segnale ci dice che quell’invadenza sta tornando e lì sta il vero pericolo: la remissività degli amministratori pubblici di fronte ai diktat del segretario politico, le pretese di controllo di questi ultimi, l’allentamento della guardia da parte dei funzionari. In una parola il venir meno del coraggio civile e del valore di legalità. Rimedio suggerito: far riunire il consiglio comunale a porte chiuse e proiettare la registrazione della requisitoria di Agostino Abate.
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