“Editori e tipografi a Varese”, una storia che continua
Pubblicati dalle Edizioni Lativa gli atti del convegno di studi sull'editoria nel circondario di Varese dal Settecento alla metà del Novecento. Sabato una serata in ricordo di Ernesto Redaelli, a cui quel convegno era dedicato
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La pubblicazione degli atti del convegno di studi sull’editoria nel circondario di Varese dal Settecento alla metà del Novecento (Edizioni Lativa) è una testimonianza importante di quella continuità. Un testo ricco di contributi importanti di storici e studiosi: Luigi Ambrosoli, Luca Ceriotti, Ada Marchetti, Fernando Cova, Fabio Cani, Enzo Laforgia, Claudia Morando, Giuseppe Armocida, Fabio Sartorelli, Marco Pippione, Daniela Franchetti, Marco Tamborini, Massimo Palazzi, Sergio Baroli. Dagli albori della tipografia, stimolata dalla presenza di Francesco Duca D’Este, Duca di Modena e signore di Varese, che faceva stampare i suoi avvisi e le comunicazioni ai cittadini dalla tipografia di Gaetano Motta e Giorgio Pedemonti, alle attività di tipografi e pubblicisti sovversivi in provincia di Varese dal 1870 al 1945. Una trattazione necessariamente esaustiva per un’attività che, proprio per la sua natura funzionale alla comunicazione, si inseriva in tutti gli aspetti della socialità e capace di alimentare a sua volta un indotto importante come l’industria cartaria. A Pierfausto Vedani e ad Andrea Dall’Oglio è stato affidato il ricordo di Ernesto Redaelli, editore e tipografo (La Tipografica Varese), ma anche uomo pubblico e figura importante per la comunità varesina, a cui il convegno è stato dedicato. Sabato 20 aprile, al Salone Estense, sarà dedicata una serata in suo ricordo con la presentazione del libro e la consegna del premio giornalistico a lui intitolato. "Editori e Tipografi a Varese" |
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"Il caso varesino", così lo definisce Giuseppe Armocida, riferendosi alla storia delle tipografie attive nella nostra città tra il Settecento e l’Ottocento. Ciò che ne fa un caso non è solo la specificità di un’attività fiorente e importante per il nostro territorio, ma anche il fatto che la nostra storiografia non si sia mai occupata dell’attività tipografica varesina nei secoli passati. Parlare di vocazione forse è troppo, per un distretto industriale che di vocazioni ne ha avute tante, certamente però l’attività tipografica ha segnato e segna ancora una continuità forte con il passato.





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