La “città dei supermercati” non piace alla Confesercenti

Le variante di Prg che autorizza otto aree per la media distribuzione scatena una guerra

C’era una volta un borgo in mezzo ai campi e alle industrie tessili. Fine dell’era industriale e inizio di quella dei supermercati. E’ il destino scelto da dieci anni di amministrazioni comunali di varie estrazioni politiche. Non è naturalmente un problema solo di Gallarate, ma di tutto l’alto milanese, dove il territorio è diventato la patria della grande e media distribuzione. Un giro di affari enorme. Il costo del lavoro è sostenibile, la formazione non assente ma limitata e le economie di scala assicurate. E’ un nuovo fordismo su grande scala, quello dei consumi, vivo e vegeto anche in tempi di declino della Fiat.
Sembra strano tornare a parlare di questa vicenda per Gallarate, eppure è così. La commissione territorio ha approvato una variante generale di piano regolatore che prevede otto nuove aree commerciali. Una dedicata alla grande distribuzione, dove l’ex cotonificio Borgomaneri è già da tempo autorizzato a divenire un’area di commercio, e sette per la media distribuzione, con una grandezza di 2500 metri cubi. Si potrà dunque costruire, a patto di ricevere proposte giudicate socialmente compatibili con la città. 
Questo fine settimana i consiglieri comunali dell’Ulivo saranno al mercato e nei rioni per volantinare contro questa decisione. Oggi anche la Confesercenti, l’associazione di categoria rivale di Ascom, ha deciso di contestare apertamente le otto nuove aree per la media distribuzione. Confesercenti ha scelto una linea di aperta battaglia, al contrario di quanto ha fatto Ascom, dove il dibattito su questo tema, che pure è serrato, non ha ancora prodotto conseguenze pubbliche, e punta naturalmente a convogliare il disagio degli scontenti. 
Ecco, in sintesi, la posizione di Confesercenti. L’associazione promuove la politica di riqualificazione del centro, ma chiede che le vie di Gallarate divengano dei centro commerciali naturali con una associazione tra gli esercenti e un aiuto del comune tramite iniziative pubbliche, ma poi punta il dito contro la variante commerciale, perché andrebbe nella direzione opposta a quella preannunciata proprio con i lavori di abbellimento del centro. 
Il problema è che le otto nuove aree per la media distribuzione, porteranno ulteriori 20.000 mq complessivi di agguerrito commercio. «Significherà nei fatti trasformare Gallarate in una città di super e ipermercati – spiega il segretario provinciale Gianni Lucchina – A questi dobbiamo sommare quelli aperti ed operanti nei comuni limitrofi, Somma Lombardo, Solbiate Olona e Busto Arsizio che comunque incidono sul sistema economico della città di Gallarate». Questa scelta nei fatti causerà la vera crisi del commercio di vicinato. Va bene l’adeguamento alle nuove normative Regionali, ma queste non impongono a nessun comune di individuare altre aree di grande e media distribuzione. «Quindi la scelta –  dice Lucchina – è politica e non la si può presentare come un atto dovuto». 
Gli investimenti fatti in questi anni per la valorizzazione del centro risulterebbero soldi gettati al vento. E anche sul piano sociale e culturale si pagheranno degli alti prezzi: il nuovo punto di aggregazione sociale e culturale saranno i grandi centri commerciali e non più i centri storici e e piazze. Per non parlare della viabilità. Insomma, la bocciatura è totale e per i prossimi giorni la seconda associazione di categoria più importante della città annuncia iniziative per bloccare la variante e riaprire il dialogo con il comune.



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Pubblicato il 08 Novembre 2002
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