«Così la burocrazia costringe gli stranieri all’illegalità »
Il caso – Per la regolarizzazione ci vuole il codice fiscale, ma l'Agenzia delle entrate non lo rilascia
Ibrahim è senegalese, vive in Italia da due anni. Oggi ha trovato un lavoro, e il suo principale lo vuole regolarizzare. Per fare la domanda, la Bossi-Fini gli chiede due cose: un contratto di lavoro e un’abitazione a norma di legge. In fabbrica è tutto ok, ma quando va dal padrone di casa, gli viene detto che per firmare il contratto ci vuole il codice fiscale. Anche per accendere i contratti di luce, gas e acqua ci vuole il codice fiscale. Ma Ibrahim non ce l’ha, perché l’Agenzia delle entrate glielo rilascerà solo dopo la regolarizzazione. Così lo straniero rimane prigioniero di una burocrazia cieca. Eppure molte domande di regolarizzazione sono già state compilate. E molti richiedenti convocati.
La vicenda potrebbe avere sviluppi imprevedibili. La Prefettura, a quanto pare, ha dovuto chiedere un parere tecnico a Roma, da cui sarebbe emersa che effettivamente le procedure messi i atto dalla Agenzia delle entrate, cozzano con la Bossi-Fini.
Il risultato è che alcuni stranieri potrebbero esser stati spinti a indicare il proprio codice fiscale, anche se non lo possedevano materialmente.
Che succederà? «La questione è molto seria – spiega Sergio Moia di Anolf-Cisl – perché potrebbe costringe gli stranieri al paradosso di inventarsi un codice fiscale inesistente per poter avere il permesso».
Burocrazia all’italiana. Tutto qui? No, c’è di più. Chi ha fatto domanda di regolarizzazione, può recarsi all’azienda ospedaliera, per eventuali cure mediche. Ma per essere curato ha bisogno del codice fiscale. «Succede allora che gli stranieri vengono curati e il codice fiscale glielo scrive l’ospedale sul referto medico . Ma avete capito a che razza di paradosso siamo arrivati? Una follia».
Del caso si stanno occupando le nostre burocrazie. «Abbiamo informato l’agenzia delle entrate – racconta Moia – e ci hanno detto che hanno in corso una valutazione. Probabilmente già la settimana prossima prenderanno una decisione per risolvere il problema».
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