Foto e cartoline del lago per combattere le piene
Fabio Luino, geologo del Cnr di Torino, spiega come è possibile servirsi degli archivi storici per studiare i tempi di piena del lago. Il lavoro servirà per il piano di emergenza della protezione civile
| Foto, cartoline, dati e memorie storiche del Verbano per studiare e, se possibile, prevedere i tempi di piena del lago. Le esondazioni, insomma, si combattono anche con la storia dei luoghi. C’è infatti un progetto già partito e finanziato con fondi Interreg III che impiega il lavoro di esperti e geologi col compito di rilevare i dati storici delle esondazioni del Lago Maggiore per definirne i tempi di piena e offrire dati utili alla protezione civile cui spetterà la compilazione di un piano comune a tutta la zona del Verbano. Fabio Luino, geologo del Cnr-Irpi di Torino è al lavoro da qualche settimana per imbastire la ricerca partita in questi giorni e presentata al workshop di Laveno Mombello sulla prevenzione e i rischi idrogeologici legati agli eventi calamitosi del Lago Maggiore.
«Il nostro compito è quello di ricercare negli archivi storici, nel patrimonio dei comuni, nelle biblioteche e in alcuni casi anche tra gli archivi parrocchiali tutte le testimonianze che possano risultare utili per ricostruire i tempi dei livelli di piena nelle esondazioni storiche del lago Maggiore – spiega il geologo. L’obiettivo è quello di passare al setaccio tutti i 17 comuni che si affacciano sulla sponda lombarda del lago, da Pino Lago Maggiore a Sesto Calende, per cercare dati sulle variazioni idrometriche». Così, dalla piena storica del 1868, che ebbe effetti davvero devastanti per i paesi rivieraschi, passando per altre esondazioni record come quella del 1907 fino alle più recenti del 1993 e del 2000, si cercherà di fornire al nascente piano di protezione civile comune a tutte le zone lacustri un tassello importante per cercare di capire ciò che succederà in caso di maxi precipitazioni, studiando i tempi di riempimento del bacino. «Per fare questo, però, siamo alla ricerca della più diffusa documentazione storica, che non si trova solo negli archivi, ma anche tra le vecchie foto o cartoline d’inizio secolo nascoste tra i cimeli e le soffitte di molti abitanti delle rive del lago. Ci servono immagini che ritraggono punti del lago dai quali si possa poi risalire per ricostruire i livelli di un determinato periodo – spiega Luino". Ma tutto questo servirà davvero agli abitanti del lago, obbligati a convivere, anche nei momenti peggiori, con la "invadente" presenza? "In effetti – conclude il geologo – abbiamo riscontrato anche in studi precedenti che la popolazione lacustre, a differenza di chi abita sulle rive dei fiumi, si abitua più facilmente alle esondazioni, sapendo leggere a volte con più precisione dei rilevatori istituzionali quando è il momento di fare fagotto e spostarsi ai piani alti. Non per questo, però, è il caso di rinunciare ad una rilevazione scientifica dell’andamento delle piene storiche». Questo lavoro di raccolta dati si completerà tra circa un anno, nel maggio del 2004. Chiunque volesse aiutare il lavoro di ricerca può contattare il dottor Fabio Luino consultando il sito http://www.irpi.to.cnr.it . |
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