Inquinamento: che fare?

Busto Arsizio – Legambiente: il traffico rimane la principale causa di smog

Riceviamo e pubblichiamo

L’aria pura rimane un sogno! Dopo mesi e mesi di estenuanti tira e molla sui blocchi del traffico, danze della pioggia e del vento e recriminazioni generalizzate, questo slogan di un anno fa resta pienamente attuale. L’inverno ha portato il consueto codazzo di dati allarmanti circa la concentrazione di PM10 nell’aria di Busto, cui si è fatto fronte con alcune domeniche di traffico limitato (fermo non catalizzate) o bloccato (domeniche a piedi). Chiaramente la cittadinanza non ha gradito, pur comprendendo la serietà della situazione. Un dato è certo: finora i blocchi del traffico hanno dimostrato di avere un’utilità puramente temporanea e locale: l’inquinamento diminuisce, spesso in modo spettacolare, nelle ore e nei giorni in cui le auto non circolano. Tuttavia, tempo poche ore, se non provvede una buffata di vento o uno spruzzo di pioggia, il problema si ripresenta più grave di prima. Ora che si avvicina la primavera i dati restano gravi, con almeno tre settimane consecutive di superamento della soglia d’attenzione (e spesso anche di quella d’allarme). Ciò nonostante una serie di giornate assai tiepide che avrebbero dovuto mettere ko il contributo dei riscaldamenti all’inquinamento da polveri sottili. Da sempre si ripete che i riscaldamenti fanno più danno delle auto, ma gli ultimi giorni sembrano smentire questa tesi. Rassegniamoci: il traffico resta la principale causa della cappa di smog che strangola Busto e l’area omogenea del Sempione. E’ fin troppo evidente che così non si può più andare avanti, perché non si arriva da nessuna parte. La strategia "blocco del traffico ogni tanto e buona notte al secchio" non porta risultati duraturi, e spesso viene percepita come un sopruso da molti cittadini. Non basta bloccare le auto: bisogna dimostrare alla cittadinanza di agire su più fronti, perché il problema è complesso. Da un lato, le componenti di livello macroscopico del problema inquinamento (tecnologie, alterazione del clima) vanno affrontate a livello globale; dall’altro, il problema dei riscaldamenti e dei trasporti DEVE essere affrontato al livello dei Comuni, e con sinergie d’intervento che consentano di operare energicamente e con risultati osservabili nel tempo. Ultimamente si legge che il Comune di Busto Arsizio, tramite l’Assessore all ‘Ambiente Reguzzoni, sta avviando le verifiche degli impianti di riscaldamento, sistematico sopra i 35 kw di potenza, a campione per gli altri. L’assessore propone inoltre di trasformare l’80% dei riscaldamenti a gasolio esistenti in città in impianti a metano, il che, come è noto, abbatterebbe significativamnte le polveri emesse dai nostri camini. Sfruttando oculatamente gli incentivi regionali il progetto, che incontra la nostra più decisa approvazione, potrà essere condotto in porto, purchè sostenuto da una forte volontà politica e non relegato nel limbo del "sarebbe giusto ma poi si perde consenso". Data la situazione assolutamente monolitica della politica bustocca, ci pare che la Giunta abbia abbondante spazio di manovra e non debba temere l’impopolarità, anche perché non sarà di certo l’opposizione a criticare provvedimenti di tale urgenza. Buone paiono anche le prospettive per quanto attiene alle piste ciclabili: finalmente il Comune si è deciso a venirci incontro ed entro qualche mese dovrebbero cominciare i lavori in Viale Stelvio. Le piste ciclabili non risolveranno da sole il problema dell’inquinamento, ma la loro creazione, manutenzione e fruizione rappresenta un elemento di civiltà e modernità, due fattori che a Busto e in Italia latitano da troppo tempo. Alte notizie interessanti riguardano la futura applicazione del "bollino blu" per il controllo delle emissioni dei tubi di scappamento e una prevista revisione del Piano Urbano del Traffico, affetto da numerose e gravi pecche da noi più volte denunciate. Parte integrante di questa revisione sarà lo studio di un piano parcheggi e di un piano mobilità. E qui si giunge al punto dolente del trasporto pubblico. Secondo quanto riporta l’assessore Reguzzoni, il problema non starebbe nel numero dei mezzi, ma nelle linee poco rispondenti alle necessità della popolazione e nella scarsa informazione al pubblico. A nostro parere, se le linee mostrano varie pecche, anche il fatto che in gran parte della città si debba attendere mezz’ora tra un pullman e l’altro (un’ora nei festivi) rappresenta uno scandalo. E’ vero che i mezzi girano semivuoti, ma se si organizzasse un servizio di trasporti cittadini di qualità "milanese", gli autobus si riempirebbero di quelli che oggi neanche li considerano. Oltretutto, data l’ estrema gravità dell’inquinamento che si produce lungo il Sempione, anche a causa dei centri commerciali fatti edificare a suon di euro dai Comuni limitrofi, si impone la necessità di una drastica riorganizzazione dei trasporti su base comprensoriale. Realizzare una efficiente rete di trasporto pubblico che consenta ai cittadini di spostarsi tra Gallarate e Legnano in tempi non geologici e senza causare ogni volta un macello sulle strade si impone come una priorità assoluta che deve vedere riunite tutte le amministrazioni interessate. Si ribadirà che per simili castelli in aria manca la copertura economica: a Busto sono stati sottratti i finanziamenti della Regione per il trasporto locale. E’ certa però una cosa, che il trasporto pubblico non può porsi obiettivi di redditività lanciandosi in mano ai privati. Essendo un bene di interesse pubblico come la sanità, deve bensì badare a non andare in rovina economicamente, ma la sua funzione non deve essere quella di incassare denaro a fini di lucro, semmai quella di offrire un servizio che DEVE essere garantito a cittadini che pagano le tasse e contribuiscono allo sviluppo della società. Legambiente Busto Arsizio

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Pubblicato il 17 Marzo 2003
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