Si indaga sull’incendio al “Milleidee”
Luino – Improbabile secondo il sindaco l’ipotesi estorsiva. Nessuna indicazione in tal senso dai commercianti della zona
Se il fumo dell’incendio, sia pur di modeste dimensioni, al negozio Milleideee di Luino si è diradato da oramai 24 ore, non è ancora del tutto chiaro l’alone che circonda il misterioso fatto che ha messo sul chi va là forze dell’ordine e istituzioni. I primi rapporti dei vigili del fuoco parlano chiaro: è stato un incendio doloso, sia pur limitato – sono andati in fumo solo pochi articoli venduti nel negozio di oggettistica – ma che poteva interamente bruciare l’attività se la pattuglia dei carabinieri di Luino non fosse giunta in quel momento sul posto, quasi per caso nel corso di un normale giro notturno (era da poco passata la mezzanotte dello scorso 6 marzo). Allora cosa c’è dietro l’incendio, e soprattutto qual è la mano che ha appiccato il fuoco al negozio? Questi interrogativi li sveleranno i carabinieri che stanno indagando sulla questione, anche se dalle voci raccolte in città sembra escludersi l’ipotesi estorsiva. A mettere una parentesi sulla possibile presenza del raket non sono gli stessi proprietari, che, non rintracciabili, hanno tenuto chiuso il negozio ieri e nella giornata di oggi, ma alcuni negozianti della zona, come il signor Avrusci, titolare del negozio d’antichità che fa angolo a pochi metri dalle serrande abbassate del Milleidee. “Mai ricevute minacce”, conferma l’antiquario, come pure anche altri titolari di esercizi della zona. Anche lo stesso Mentasti, sindaco di Luino, esclude si sia trattato di estorsione, visto sia il giro d’affari dell’attività che potrebbe non essere appetibile per possibili estorsori, sia la storia della città dove casi di raket costituiscono episodi isolati e lontani. Il ventaglio di ipotesi in casi di questo genere si riconduce, nella maggioranza dei casi, secondo gli inquirenti a tre fattori: l’estorsione, la truffa assicurativa e l’atto vandalico.
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