Un’emozione azzurra tra le strade di New York

Tra le migliaia di podisti, pronti a invadere la Grande Mela, ci saranno 80 corridori con le magliette azzurre del gruppo Le Marmotte a colorare la città americana

Il 1 novembre davanti al Palazzo di Vetro dell’Onu, in occasione del Family Run (è lo storico appuntamento che anticipa l’evento della maratona, e raccoglie tutti i gruppi presenti alla corsa americana in rappresentanza ognuno del proprio paese di provenienza ndr) ci sarà anche una macchia azzurra composta da ottanta maratoneti italiani, presenti grazie al gruppo LeMarmotte, guidate per l’occasione da Silvano Mezzenzana. L’imprenditore lombardo, cinquanta anni, è uno dei cinque soci del gruppo organizzatore di viaggi ed eventi, ma anche appassionato e corridore ormai di lunga data con alle spalle un buon numero di prove sulla mitica distanza dei 42 chilometri. 

Mezzenzana, imprenditore e corridore, da quanto tempo si dedica alla corsa e come è iniziata questa passione?
«Da ragazzo avevo già fatto qualcosa, poi gli impegni familiari, il lavoro, e qualche problema fisico, mi avevano allontanato da questa disciplina. Improvvisamente però, sette anni fa ho avuto una sorta di folgorazione: mi trovavo sulla spiaggia di Varadero a Cuba, sarà stato l’ambiente, il clima, mi sono detto, quasi quasi domani vado a correre e tutto è ricominciato».

Dal correre sulla spiaggia a fare la maratona però ne passa?
«Nello sport, anche amatoriale, come nella vita ci vogliono delle mete da raggiungere, fare la maratona è diventato il mio obiettivo. Nel 1998 l’ho prontamente realizzato partecipando a quella di New York. Un inizio niente male anche dal punto di vista del risultato: meno di tre ore e trenta minuti». Non mi sono più fermato: da allora ho corso 11 prove sui 42 chilometri: Praga, Milano (di cui conserva il pettorale n 638 incollato sul suo portatile ndr), Venezia, Torino, Trieste e Assisi, la prima che il nostro gruppo ha sponsorizzato e sostenuto».

A proposito di questo, come fa conciliare lavoro e passione, e soprattutto come è nata l’idea di entrare nel mondo dell’atletica e dello sport in generale?
«Conciliare le due situazione all’inizio non era semplice, anche oggi riesco ad allenarmi non più di due volte in settimana, più il sabato o la domenica. Però da questa passione è partita l’idea di entrare come sponsor e poi promotore di viaggi ed eventi legati all’atletica».

Portate gente alle Maratone in tutto il mondo, e ora siete partner della Nazionale di calcio, qual è il senso di questo impegno, oltre al marketing?
«L’atletica, il podismo in particolare, ci sono sembrati un veicolo interessante dei valori in cui noi crediamo perché si ricollega alla fatica, l’impegno e al sudore che ci mettiamo anche nel lavoro. Non è quindi solo una scelta commerciale. Ci crediamo molto».

Tra gli eventi in cui eravate presenti ci sono il Campionato Italiano di atletica, la prima e unica  Maratona di Assisi nel 2000. Quali sono i vostri prossimi obbiettivi?
«L’idea è quella di creare sempre più eventi e manifestazioni legati a questa disciplina. Vogliamo portare le famiglie non solo a New York , ma anche ad Atene, Praga, Rotterdam, Copenaghen. Non solo per correre, perché con il fit walking (camminare a passo sostenuto ndr) tutti possono cimentarsi su queste distanze. Tutti dovrebbero poter vivere le emozioni di passare tra i ponti, le strade e la folla che ti incita ogni dieci metri».

Oltre alle Maratone quali altri eventi avete intenzione di promuovere?
«L’obiettivo è di coniugare sport, tempo libero e turismo. Ad esempio per il 2004 abbiamo organizzato un ryde fit walking con i camper tra le Langhe ( in collaborazione con i fratelli DaMilano, ex marciatori azzurri ndr). Tre camminano e uno guida: un viaggio tra fatica, divertimento ed enogastronomia. Per quanto riguarda le nazionali azzurre (non solo calcio ma anche rugby, basket e volley) parte a Ischia ( dove è in programma una Convetion aziendale) il club "emozioni azzurre" che vuole fare della maglia il simbolo dello sport azzurro».

Concludiamo parlando della Maratona di New York del prossimo 2 novembre, cosa si aspetta da questa sua seconda volta?
«Prima di tutto migliorare il mio tempo rispetto alla partecipazione del 1998 (3 ore e 29 minuti ndr) anche se ho un personale di 3 e 12. Ma soprattutto di riprovare le emozioni che solo la gente della Grande Mela sa trasmettere».

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Pubblicato il 25 Ottobre 2003
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