Quale aeroporto, un rebus che la Cgil vuole risolvere subito

L'organizzazione chiede un processo di sviluppo più democratico e sferza il governo: decida cosa fare di Linate

Tra due giorni si chiude il bando che aggiorna il piano d’area di Malpensa. Progetti urbanistici, viabilistici, terziari, insomma un gran giro di molti milioni di euro, per creare lavoro e sviluppo a margine dell’aeroporto. Ma agli addetti ai lavori non sfugge che lo sviluppo creato dall’apertura di Malpensa 2000 è stato inferiore alle attese.
Il gran dilemma di Malpensa fa riflettere le organizzazioni dei lavoratori. Per la Cgil siamo davvero a un bivio: o rimettiamo in moto un processo che coinvolga il territorio o il piano d’area ci passerà sulla testa.
L’organizzazione chiede innanzitutto che rinasca il patto territoriale Ogma, un tavolo di concertazione locale destinato a pensare lo sviluppo futuro della nostra provincia. Di più: Per la Cgil occorre anche ritornare a  far funzionare la consulta regionale del Piano d’area (la legge che definisce lo sviluppo della zona aeroportuale), che coinvolgeva tutti i soggetti delle forze sociali interessate. Il problema è la gestione democratica di un processo di sviluppo. 
«E’ appena il caso di ricordare – osserva Nossa – che dal 2001 l’aeroporto non produce più posti di lavoro stabili in zona e gli investimenti rispondono a logiche di interesse esterne al nostro territorio»
Il problema centrale è naturalmente quale ruolo avrà Malpensa. Lo sostiene anche il segretario provinciale della Filt Cgil Pierluigi Rivolta: «Malpensa si aprì con una grande collaborazione con Alitalia. Ora non c ‘è più quel motore. Bisogna interrogarsi su quale debba essere il futuro dell’hub e prendersi la responsabilità di fare delle scelte anche perché  è difficile che Alitalia possa rappresentare il futuro. C’è bisogno di una programmazione definita».

«Già – conferma Nossa – la politica si deve riappropriare del suo ruolo di indirizzo. Il Governo non sta facendo scelte e il comune di Milano sta pensando solo a monetizzare la vendita di Sea. Tutti si devono interrogare sul futuro di Malpensa, anche il sindacato».
E allora sono due i tavoli su cui giovare questa partita: primo, far ripartire tutti i luoghi di confronto tra mercato, politica, imprenditori e lavoratori che dirigano il processo di sviluppo. Secondo: il Governo faccia la sua parte e decida che fare di Malpensa e di Linate. Una volta per tutte. 

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Pubblicato il 16 Dicembre 2003
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