Piccoli comuni: l’esercito dei sindaci diventa un partito

Dalle critiche alla finanziaria alla lotta per il terzo mandato, Franca Biglio, presidente Anpci, racconta la sua ultima iniziativa

Masanielli forse no, ma testardi pronti a gettare il cuore oltre l’ostacolo, questo si. La politica italiana si dibatte da anni sul nuovo che avanza e chi lo possa rappresentare: l’ultima frontiera del malcontento contro usi e costumi radicati è il futuro partito dei sindaci dei piccoli comuni. È l’ultima battaglia, in ordine di tempo, guidata dalla pasionaria Franca Biglio, presidente dell’ANPCI, associazione che riunisce i comuni sotto i cinquemila abitanti, per questo giuridicamente definiti "piccoli".
Una protesta che viene da lontano: dalle cadenzate lotte annuali contro i tagli previsti dalle finanziarie verso i piccoli enti locali; e dalla battaglia, ancora in atto, per modificare la legge che vieta l’elezione dopo il secondo mandato ai sindaci nei piccoli comuni. 
Franca Biglio sta tornando da Roma. Ha con sé il faldone con tutti i fax ricevuti in 48 ore di adesione al suo appello: far pressione su tutte le più alte cariche dello stato e in particolar modo a Berlusconi perché venga messa mano al problema. «Un malloppo – ci tiene a precisare la Biglio -; 1739 adesioni, vale a dire 1739 sindaci in rappresentanza di 2.810.678 votanti. E queste sono solo quelle che sono riuscire ad arrivare in 48 ore. Il mio fax si è intasato, c’erano documenti in coda con attese di cinque ore. Il numero è destinato a salire, l’adesione dei piccoli comuni è altissima». 
Il problema all’ordine del giorno è proprio l’affermazione di un principio democratico, secondo la Biglio, calpestato: «Non tolleriamo che una legge impedisca a noi, che ci mettiamo passione, entusiasmo, dedizione, di continuare a governare le nostre comunità quando abbiamo ancora l’appoggio dei nostri elettori. È iniquo e antidemocratico». 
La Biglio, che come promesso ha spento il 50% delle luci nel suo paese per protestare contro i tagli imposti dalla finanziaria (tagli che arrivano anche al 50%, 60 %, ci dice) è pronta a due contromisure: andare contro l’attuale legge ricandidando i sindaci anche per il terzo mandato e la costituzione di un vero e proprio partito. 
«Nel primo caso – spiega la Biglio – approfittiamo delle lacune  legislative vigenti. La legge, infatti, vieta l’elezione al terzo mandato non la ricandidatura. Ci candideremo e ci faremo eleggere. A quel punto, altro vuoto legislativo, il consiglio comunale non ha la competenza per stabilire che è eleggibile o meno. Se non ci saranno ricorsi chi è stato eletto farà il sindaco». Una vera e proprio obiezione civile. 
Ma è il partito dei sindaci ad aprire nuove prospettive politiche. Secondo la Biglio, già oggi oltre il cinquanta per cento dei sindaci di piccoli comuni è disponibile a mettere in gioco la propria esperienza maturata sul campo per competere con un vero e proprio partito civico, stesso simbolo dell’Associazione, alle elezioni, a cominciare proprio dalle Europee di giugno. Un congresso organizzativo a marzo servirà a mettere nero su bianco il progetto. 
Intanto la Biglio snocciola le cifre: in Lombardia sono 321 i comuni che stanno aderendo alla iniziativa per un totale di 540.105elettori; in provincia di Varese sono al momento 32 sindaci, in rappresentanza di 75557 votanti.  

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Pubblicato il 11 Febbraio 2004
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