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«Una gestione troppo autoritaria e poco rispettosa dei diritti dei detenuti». È un’accusa precisa quella lanciata dai consiglieri regionali Giovanni Martina, Rifondazione Comunista e dal radicale Alessandro Litta Modigliani. Bersaglio dell’accusa è la direttrice del carcere di Busto Arsizio, Caterina Ciampoli, già trasferita ad Aosta in dicembre in seguito alle proteste in coro di detenuti e secondini e reintegrata il 3 maggio scorso dalla magistratura del lavoro, cui aveva fatto ricorso. L’atteggiamento inflessibilmente duro della direttrice nei confronti dei detenuti e l’incompatibilità relazionale con chi lavora nel carcere, non ultime le guardie, contrastano, a detta dei due consiglieri, con la tranquillità dei cinque mesi in cui Salvatore Anastasia era stato chiamato a succederle, non come sostituto ma come direttore a pieno titolo. «Ora – denuncia Martina – oltre al danno, abbiamo la beffa di avere un carcere con due direttori titolari in una regione in cui su 18 carceri, 8 non hanno un direttore». Un ritorno all’istituto di pena che sembra aver peggiorato la situazione precedente: «Da quando è stata reintegrata – spiega Martina – la direttrice Ciampoli ha mostrato spirito vendicativo, negando sistematicamente ai detenuti i colloqui premiali con i congiunti e quelli con terze persone, rispedendo indietro i libri che una casa editrice aveva inviato ad un detenuto, e peggio di tutto riducendo ai minimi termini l’assistenza medica». Sembra infatti che la dirigente sanitaria del carcere si sia vista negare negli ultimi giorni ben 20 richieste per ricoveri, esami, visite specialistiche e farmaci, in particolare psicofarmaci per i tossicodipendenti. Un esposto, corredato da una testimonianza di una infermiera, è stato inoltrato alla magistratura e al PRAP (Provveditorato regionale per l’amministrazione penitenziaria): la direttrice avrebbe ingiunto alla donna di mettere dell’acqua nelle boccette al posto dei farmaci. Ma non finisce qui: la direttrice è stata anche denunciata alla magistratura del lavoro per atteggiamento antisindacale verso i lavoratori del carcere. «Con il sostegno trasversale di esponenti politici di vari partiti – continuano i due consiglieri – abbiamo dato mandato ad un legale di depositare entro sabato una denuncia contro la direttrice al Tribunale di Busto Arsizio». Una mossa, questa, sostenuta dai detenuti, che hanno raccolto più di duecento firme, cioè più del 50% dei presenti nella struttura, ed inviate al Ministro della Giustizia Castelli. «A nostro parere – concludono – occorre intervenire al più presto rimuovendo questa direttrice, prima che i detenuti reagiscano in modo estremo ad una situazione degradante ed intollerabile».
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