«Il commercio di carni ce l’ho nel sangue»
L'egiziano Mansur Ildisuchi ha un'azienda di trasporto carni che serve una vasta zona, da Milano a Torino. Ha aperto da poco una piccola macelleria
«Ho sempre lavorato con la carne e adesso ne conosco tutti i tipi. Sono molto bravo nel mio lavoro. Ho tutto, tranne il maiale, sia ben chiaro». Mansur Ildisuchi ha 29 anni, è egiziano e vive in Italia da sei anni. Oltre ad aver appena aperto, da circa 5 mesi, una piccola macelleria vicino al Comune, gestisce da anni un’azienda di trasporto carni, la "Mimo", che serve diverse macellerie, non solo della zona del saronnese. «Ho iniziato con un piccolo camioncino pagato 6 milioni di lire, perchè la legge italiana non permette di portare la carne in macchina – spiega soddisfatto -. Oggi ho due dipendenti e due camion: adesso sono fermi perchè c’è poco lavoro, ma per il mese di agosto è normale. A ottobre riprenderanno a viaggiare tutte e due». (nella foto il nipote di Mansur: Fauzi)
L’attuale crisi del commercio ha colpito anche lui, come molte altre aziende. Oggi importa carne dall’Irlanda e dalla Grecia, oltre a fornirsi anche in un macello di Saronno. Poi trasporta la merce a Torino, Novara e diverse aziende di Milano. «Sono aumentati quelli che non pagano – prosegue – non sono solo gli stranieri, anche gli italiani non pagano, bisogna stare attenti, dipende molto dalle persone. In questo periodo per esempio, con certa gente, sono costretto a farmi pagare appena consegno la merce, presento subito la fattura».
Mansur viene direttamente dal Cairo, ma il commercio l’ha sempre avuto nel sangue: «Da piccolo facevo già affari al mercato – racconta – e mio padre era già un commerciante di carne. Io ho proseguito su questa strada, ma in una altro paese». Il giovane egiziano è sposato e ha un figlia di due anni, Yasmine. «Ho chiamato la macelleria come lei: per aprire questa nuova attività ci sono state molte spese. Ci sono ancora molti debiti da pagare, tutti regolari, è quindi per quest’anno di vacanze non se ne parla».
«In Italia ho trovato buona gente, seria e sono sempre stato trattato bene – conclude -. Grazie a Dio l’attività va avanti bene e con me lavora anche il figlio di mio fratello, Fauzi. Al di là delle religioni, per andare d’accordo con tutti basta poco: tu non fai del male a me, io non faccio del male a te. E poi abbiamo la cosa più importante: la salute e questa è un’ottima situazione».
Un sogno? «Poter aprire un macello tutto mio, ma la banca, nonostante abbia sempre pagato tutto, non si fida ancora. Aspetterò».
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