Carcere, per favore sediamoci e parliamone
Incomprensioni e ricorsi: non si risolve il braccio di ferro tra Varese e Gazzada sul "caso Miogni"
La chiamano la sindrome del "non nel mio giardino". Ci vogliono nuove centrali elettriche? Bene, ma fatele lontane da casa mia. Ci vuole un inceneritore? Fatelo qualche paese più in là. Bisogna costruire un nuovo carcere? Non vicino alla mia villa, grazie.
Il caso dei Miogni, che dovrebbe essere trasferito dal centro di Varese alla periferia, non è molto diverso: il carcere, qualche metro cubo di cemento, sorgerà come è ben noto al confine tra Varese e Gazzada Schianno e Gazzada non è affatto contenta.
Certo, potrebbe anche importare a pochi che stiamo parlando di un’area verde molto vasta a sud di Varese; adesso lo chiamano parco ma per anni nessuno lo ha mai trattato come tale, prima ci si passava accanto in macchina degnandolo appena di un’occhiata.
Le castagnate si organizzano ora che bisogna raccogliere i soldi per il ricorso al Consiglio di Stato, prima nemmeno una passeggiata col cane.
E’ il parco di Varese, hanno fatto notare in molti, ci facciano un po’ quello che vogliono, compreso raderlo al suolo.
Però, ed è questo il punto, vicino, molto vicino c’è un altro piccolo paese. La strada per arrivare o lasciare il carcere passerà anche di lì e dovrà essere una strada ampia per raggiungere una struttura super moderna e anche sempre "affollata". Inutile negare che se per Varese si tratterà di stravolgere "solo" il parco a Sud della città, per Gazzada, anzi per essere precisi per la minuscola Schianno, sarà uno sconvolgimento non da poco.
Ci si domanda allora perché gli amministratori di Gazzada Schianno siano tanto arrabbiati con Palazzo Estense? Non è la sindrome "non nel mio giardino" ma piuttosto: "se costruisci un muro davanti alla mia porta d’ingresso, almeno parliamone". Non è andata così ed è un peccato perché oggi non saremmo dove siamo: a scaramucce e dispetti che ricordano più i giamburrasca che onesti e laboriosi amministratori. Che male c’è a decidere insieme come ridurre al minimo i disagi che inevitabilmente ci saranno?
Certo che Varese a casa sua può fare quello che vuole, ci mancherebbe altro, ma se si costruisce un muro davanti alla porta di casa di un altro, sarebbe buona educazione almeno informarlo di quanto sarà alto e largo. Chiedergli che cosa ne pensa, magari scegliere insieme se farlo un metro più avanti o un metro più indietro. Altrimenti tutto si complica e se, per giunta, scavando si rompono i tubi dell’acqua del vicino già incarognito, ti trovi il giorno dopo l’avvocato sotto casa.
Quella di ieri, un’assemblea pubblica annunciata con troppa fretta e poi annullata, è solo una delle tappe di questa "lite di condominio". Che costa fatica e soldi. Un po’ a tutti.
Se Gazzada vuole un incontro a "quattr’occhi" tra amministratori perché negarlo? La giunta di Gazzada Schianno è cambiata, perché non ascoltare che cosa ha da dire sulla questione del carcere? Chissà, si potrebbe anche scoprire che è pronta a cedere un "po’ del suo giardino".
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