Fassino: «La zuppa di Berlusconi costa più del pesce»

Il segretario nazionale dei Diesse ha incontrato per due ore i varesini. «Il centrosinistra è pronto a Governare»

Piero Fassino ha studiato dieci anni dai gesuiti, e si vede. Nel giorno della sua visita a Varese, in due ore di botta e risposta con i giornalisti della città, il segretario dei Diesse  ha affondato dove doveva affondare, dribblato quando doveva dribblare e strizzato l’occhio solo quando serviva.
La Sala Campiotti della Camera di Commercio era stracolma di gente con bandiere dell’Ulivo e dei democratici di sinistra,  mancava solo in sottofondo la "Canzone popolare" di Ivano Fossati. Al fianco di Fassino c’era Stefano Tosi, consigliere provinciale diessino, e i quattro direttori delle testate varesine: Patrizia Sirtori di Tele7laghi, Roberto Ferrario della Prealpina, Marco Giovannelli di Varesenews e Matteo Inzaghi di Rete55, che avevano il compito di “interrogarlo”.

Il taglio delle tasse operato da Berlusconi è stato l’argomento cardine su cui hanno ruotato quasi tutte le risposte di Fassino. Una sorta di principio primo da cui discendono a cascata altri problemi nella sanità, nella scuola, nell’inflazione, nella sicurezza e nella politica estera. Il Santo Graal delle magagne berlusconiane.
«Il taglio delle tasse deciso dal capo del Governo – ha esordito Fassino – è una clamorosa  operazione di propaganda politica. Lo ha fatto per non perdere la faccia, ma così c’è il rischio di perdere il Paese e di mandare in rovina l’economia. I dati del "Sole24 ore" dicono che una famiglia con un reddito tra i 20mila e i 35 mila euro all’anno avrà una riduzione di 25 euro al mese, spiccioli che non cambiano la vita a nessuno. Soldi che il Governo si riprenderà con l’altra mano. Infatti con questo taglio rinuncerà a 6 miliardi di euro di entrate fiscali e li recupererà alzando il prezzo delle sigarette, il costo dei bolli, dei certificati, riducendo il pubblico impiego di 76 mila dipendenti, tagliando risorse alla ricerca, alla scuola, alla sanità. Alla fine la zuppa costerà più del pesce».

Per il segretario nazionale dei Diesse gli indicatori del declino italiano in tre anni di Governo Berlusconi non sono solo i conti e i freddi numeri, ma anche la perdita di prestigio internazionale. «Un tempo L’Italia era uno dei pochi paesi che nella questione israelo -palestinese era ascoltato da una parte e dall’altra. Eravamo un paese che contava. Eravamo considerati con Inghilterra, Francia e Germania una nazione guida. Poco tempo fa ho incontrato un diplomatico straniero a cui ho chiesto perché non davano all’Italia un seggio nel consiglio di sicurezza dell’Onu. Ebbene mi ha risposto che se lo davano a noi avrebbero dovuto darlo anche a Polonia e Spagna. In soli tre anni siamo stati scalzati dall’élite europea , non c’è nessun italiano al vertice di qualsiasi istituzione internazionale. Berlusconi ha cambiato quattro ministri degli esteri in quattro anni e continua a confondere il ruolo del diplomatico con il bon ton. Insomma per fare della buona politica estera non basta invitare le figlie di Putin nella propria villa al mare».

Ha tirato in  ballo anche Ciampi, che nei suoi discorsi definisce spesso  l’Italia «un grande Paese». La consapevolezza di un Presidente della Repubblica sembra che non sia la stessa dei suoi concittadini. Se L’Italia in questo momento sia solo un Bel paese e non un grande Paese, secondo Fassino, lo dicono alcune cifre: solo il 12 per cento degli italiani, compreso nella fascia d’età compresa tra i 21 e i 65 anni, è laureata, meno della metà di Francia e Germania e un terzo rispetto agli Usa. Solo 70 studenti su 100 arrivano a concludere la scuola media superiore. «Un uomo è più libero se sa e se conosce, perché puo’ scegliere. La scuola e la ricerca sono alla base di un grande Paese. Noi soffriamo la concorrenza della Cina e dei paesi emergenti perché la nostra produzione è di medio contenuto tecnologico, quindi i nostri prodotti sono maggiormente riproducibili. Se si vuole evitare bisogna alimentare l’innovazione e per farlo occorre sviluppare la ricerca, che invece da noi si taglia».
Dopo due ore di dibattito, Fassino ha riservato l’unico dribbling in zona Cesarini, argomento: elezioni regionali e relativi candidati, evitando di svelare la possibilità che nomi come La Ganga o Fumagalli Carulli possano rovinare i sogni di molti elettori del centrosinistra in Lombardia. «Tre anni fa dopo la sconfitta,  ci chiedevamo quale fosse il nostro futuro. In questi tre anni, dopo le nostre vittorie alle comunali e alle provinciali noi pensiamo quale debba essere il futuro di questo Paese. Noi abbiamo una leadership pronta a governare e una visione dell’Italia, la destra non ha né l’una né l’altra».

Tutti gli eventi

di settembre  a Materia

Via Confalonieri, 5 - Castronno

Redazione VareseNews
redazione@varesenews.it

Noi della redazione di VareseNews crediamo che una buona informazione contribuisca a migliorare la vita di tutti. Ogni giorno lavoriamo cercando di stimolare curiosità e spirito critico.

Pubblicato il 27 Novembre 2004
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.


Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.