Artigiani: “per l’indotto Whirlpool serve un intervento deciso”
Le Associazioni delle imprese artigiane non nascondono le loro preoccupazioni riguardo la gravità della crisi della multinazionale americana
«La crisi Whirlpool, purtroppo, non è altro che l’ulteriore conferma di una situazione economica e congiunturale difficile che sta attraversando il nostro territorio e che, da un recente monitoraggio, interessa anche le numerose microimprese che lavoravano conto terzi per le grandi aziende presenti in provincia». così l’Associazione Artigiani della Provincia di Varese ha manifestato la preoccupazione che si sta intensificando a seguito della crisi che ha investito la multinazionale americana.
«È ancor più necessario che le istituzioni del nostro territorio, e la Regione Lombardia, si impegnino nella ricerca di soluzioni percorribili e non drastiche, come già accaduto nel caso di Arese. Ritardare un intervento deciso, razionale e rapido nei confronti di questa situazione vuole dire minare le fondamenta della competitività economica della nostra provincia».
Stessa preoccupazione per la crisi in atto manifesta CNA (Confederazione Nazionale Artigiani), che per il momento non ha aziende coinvolte. «Le aziende rappresentate da CNA – ha commentato Gianni Mazzoleni, presidente dell’associazione – sono tutte esterne all’indotto Whirlpoll, nessuna impresa associata è stata perciò direttamente coivolta in questa grave situazione».
I rappresentanti degli artigiani varesini non hanno nascosto il timore che questa situazione possa espandersi a macchia d’olio in tutto il territorio e che possa compromettere, in particolare, le piccole e medie imprese che operano nel grande indotto della Whirlpool. L’attenzione si è inoltre concentrata sulle difficoltà che impediscono alle aziende, soprattutto di piccola dimensione, di delocalizzare la loro produzione nei paesi dove i costi della manodopera e materie prime sono decisamente meno elevati. L’associazione Artigiani ha sottolineato in paticolar modo il fatto che l’impossibilità di trasferirsi nei paesi orientali e dell’Est Europa non lascerebbe alle aziende rappresentate altra scelta alternativa alla chiusura.
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