I sindaci non ci stanno. “Si lotta con i lavoratori”
Il sindaco di Biandronno è anche dipendente Whirlpool. Nel frattempo si è costituito un gruppo di lavoro tra i vari Comuni per affrontare la crisi
La crisi della Whirlpool, con i 783 licenziamenti annunciati dalla proprietà, colpisce innanzitutto gli operai e i dipendenti dell’azienda, ma è anche il territorio a dover affrontare una situazione carica di tensioni. Nessuno meglio del sindaco di Biandronno, Antonio Calabretta, impiegato amministrativo della multinazionale americana, può capire ed essere vicino ai dipendenti che rischiano il posto: «Sono in azienda dal 1974, ho vissuto la transizione e tutti i periodi floridi e meno floridi della Whirlpool, in tutte le sue fasi e con tutti i cambi di proprietà. La prima cosa che devo sottolineare – spiega il primo cittadino di Biandronno – è il clima di paura che si respira da tempo in paese: è cosa normale che sia io che il mio predecessore siamo interpellati sul futuro dell’azienda, che ha fatto la storia del Paese e che dal Paese ha avuto moltissimo. Come ente pubblico dobbiamo cercare ogni canale per conoscere la situazione industriale della Whirlpool, i progetti e i possibili sbocchi per una situazione che ci preoccupa molto».
I sindaci non sanno quantificare il numero di abitanti dei loro Comuni che saranno coinvolti nel ridimensionamento annunciato oggi, ma entrambi individuano come impellente da risolvere il problema dell’indotto.
Fulvio Fagiani, una delle anime del gruppo di sindaci dei Comuni del territorio che va da Ternate a Varese e oltre, che è sceso in piazza il Primo Maggio per affiancare i lavoratori e dimostrare la solidarietà degli enti pubblici a chi rischia il posto, esprime in proposito una certa preoccupazione. «Le ditte che operano per conto della Whirlpool sono le più colpite, perché non hanno ammortizzatori sociali. Inoltre sono difficili da individuare, spesso si tratta di artigiani che lavorano da soli o con due o tre dipendenti e in casi come questo non possono fare altro che chiudere baracca e burattini. Speriamo di dare il nostro contributo aprendo un tavolo di discussione con l’azienda, anche se oggi come oggi è molto difficile individuare chi sono i referenti. Una volta era Borghi, si parlava con lui e tutto era fatto, ora ci si deve confrontare con una multinazionale che è fatta di migliaia di piccoli azionisti, senza una figura certa di riferimento».
(foto sopra, da sinistra: Fulvio Fagiani e Antonio Calabretta)
«Lavorare alla Whirlpool – prosegue Calabretta – era un motivo di orgoglio per tutti i dipendenti. Una volta, ai tempi di Borghi, eravamo considerati tutti delle persone, oggi siamo solo numeri. Il fatto che non deve essere messo in discussione e per il quale ci batteremo con ogni mezzo è che la Whirpool non deve lasciare Cassinetta. È una questione di tradizioni, di storia. I tempi sono cambiati, è vero che la Whirlpool non rappresenta più il punto di arrivo per tutti i giovani del nostro territorio, ma è stata l’obiettivo per moltissimi, rappresentava il posto fisso per antonomasia. Abbiamo vissuto l’azienda quando aveva 9 mila dipendenti, non possiamo vederla morire. I segnali per essere ottimisti ci sono, se ci devono essere licenziamenti ci batteremo perché siano dell’impatto minore per i dipendenti e per il terriotorio».
«Noi sindaci – conclude Fagiani – andiamo avanti con la “filosofia del pendolare”: anche se le porte della metropolitana si aprono alle 18.31 e noi abbiamo il treno alle 18.30, ci proviamo lo stesso. Non ci arrenderemo, pensiamo di essere interlocutori credibili, ci siamo messi insieme senza guardare il colore politico di uno o dell’altro. Serve solo che l’azienda faccia il primo passo e si metta a discutere con noi, con la Provincia e con la Regione di piani industriali e di prospettive di sviluppo. Poi, in un’epoca nella quale si parla di responsabilità morale delle aziende, penso che la Whirlpool debba tenere in considerazione la responsabilità dell’azienda verso il territorio».
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