Un “cinque contro cinque” da leggenda
Italiani contro stranieri: le due formazioni ideali nella storia della Pallacanestro Varese
Bob Morse marcato da Paolone Vittori, Meo Sacchetti che prova a mettere la museruola a Yelverton, Dino-mito che contende un rimbalzo a Corny Thompson. Il tutto tra un’occhiataccia di Nikolic ed uno schema disegnato da Sandro Gamba.
Situazioni impossibili, scenario da fantascienza. Ecco quale potrebbe essere il "cinque contro cinque" – italiani contro stranieri – da leggenda nella storia della Pallacanestro Varese. Nessuna pretesa scientifica, sia chiaro, solo un gioco per ricordare un gruppo di campioni che hanno portato il nome della nostra città e della nostra squadra sul tetto del mondo.
Playmaker: Aldo Ossola – Wes Matthews.
Aldo Ossola, il regista perfetto. Compunto, altruista, con classe da vendere, che però se pungolato sapeva fare canestro. Bandiera della grande Ignis, protagonista dei più grandi trionfi, protagonista anche in Nazionale, porta sulle spalle anche uno dei cognomi più importanti dello sport cittadino.
Wes Joel Matthews: una scelta particolare per fare da contraltare a "Von Karajan", l’unica meteora tra i dieci campioni. Mezzo campionato in maglia Ranger nel 1989/90. Sulle dita due anelli di campione Nba, riserva ed amico di un tale Magic Johnson che lo ha citato più volte nella sua autobiografia. Talento tecnico e atletico mostruoso, "testa" ingestibile. Ma certi "numeri" rimangono impressi nella memoria.
Guardie: Romeo Sacchetti – Charlie Yelverton
"Meo" Sacchetti, un campione sfortunato. Il capitano della DiVarese di Joe Isaac e Giancarlo Sacco, arrivata più volte sulla soglia – mai varcata – del trionfo. Pugliese d’origine, torinese di estrazione cestistica, Sacchetti sopperiva con la classe e la volontà ad un fisico a prima vista non eccezionale. L’unico in grado di fermare regolarmente "Nembo Kid", Antonello Riva, l’attaccante più pericoloso con Oscar del campionato italiano.
Charlie Yelverton è il giocatore con la storia più particolare alle spalle. Talento del college, una stagione in Nba a Portland, l’epilogo giunto a causa della sua protesta eclatante contro la guerra in Vietnam (rimase seduto durante l’inno nazionale). Arrivò in Europa dopo aver fatto il tassista a New York, il sax in una mano, il pallone nell’altra. Esempio di schiettezza e sincerità, con i suoi incredibili balzi contribuì agli ultimi successi negli anni ’70.
Ali piccole: Tonino Zorzi – Manuel Raga
Tonino Zorzi i più giovani lo ricordano soprattutto per il suo record di allenatore con più presenze nella storia del campionato di Serie A. Ma negli anni sessanta il "Paròn" era uno dei giocatori più forti in circolazione. Giunse alla Storm nel 1954 grazie ad un colpo di fortuna e bravura dei dirigenti varesini (ricoverato al Circolo venne "coccolato" a lungo fino alla firma) e rimase in città per otto anni, firmando da protagonista, con il suo tiro infallibile, il primo scudetto (1961).
Manuel Raga Navarro è stato – secondo Augusto Ossola, storico della Pallacanestro Varese – lo straniero più amato della storia. Messicano con il volto da indio, venne soprannominato da Enrico Campana "uomo elicottero" per i suoi tiri in elevazione con cui prendeva il tempo all’avversario di turno. Con lui la Ignis conquistò la prima coppa dei Campioni a Sarajevo nel 1970. Due anni più tardi rimase a Varese come straniero di coppa: per il campionato fu ingaggiato Morse, ma il messicano rimase per mostrare all’Europa una coppia d’assi irripetibile.
Ali forti: Paolo Vittori – Bob Morse
Paolo Vittori è uno dei personaggi che meglio ricorda il dualismo Ignis-Simmenthal. "Paolone" venne strappato ai rivali milanesi nel 1965 e subito conquistò la coppa Intercontinentale (e lo scudetto, che fu revocato per il "caso Gennari"). Vittori è stato uno dei giocatori più completi del basket italiano ed è considerato il più forte azzurro prima dell’avvento di Dino Meneghin. Oggi non dimentica i più piccoli: da 25 anni è il "motore" del Trofeo Garbosi, il torneo in memoria dell’allenatore che portò lo scudetto a Varese.
Bob Morse. Dovrebbe bastare il nome. Per i più distratti ricordiamo che questo studente di medicina veterinaria scelto da Aza Nikolic è tutt’ora il recordman di Varese per punti segnati sia in una singola gara (62), sia in totale (8.401). Tiratore fantastico, persona squisita ha realizzato in Italia 9.785, rimpinguando il bottino con due stagioni a Reggio Emilia. Ma se ci fosse stato il tiro da 3 punti avrebbe ampiamente superato i 10mila.
Pivot: Dino Meneghin – Corny Thompson
Dino Meneghin: volto, voce e leggenda del basket italiano. Scoperto da Nico Messina ha vinto con la Ignis-Girgi sette scudetti, cinque coppe dei Campioni e svariati altri riconoscimenti. Argento olimpico ed oro europeo dopo la chiacchierata cessione ai "nemici" di Milano, fosse nato in un’altra epoca avrebbe sfondato nell’Nba. Ma rinunciò alla chiamata di Atlanta (1970) per non perdere la possibilità di giocare in Nazionale. Fa parte, unico giocatore italiano, della Hall of Fame di Springfield.
Cornelius Allen Thompson fa parte della schiera dei Sacchetti e dei Vescovi. Di quei campioni sfortunati che con la DiVarese sfiorarono la leggenda. Gigante buono, rimbalzista, realizzatore, amatissimo dal pubblico, rimase per sei stagioni a Varese. Ceduto alla Joventut Badalona realizzò il canestro da tre decisivo nella finale della Coppa Campioni 1994.
Allenatori: Sandro Gamba – Aza Nikolic
Alessandro Gamba arrivò a Varese proprio per sostituire Nikolic: un’eredità pesante, raccolta nel migliore dei modi con due scudetti e due titoli europei nell’arco di quattro stagioni. Dopo quell’esperienza Gamba si confermò come il miglior allenatore italiano a cavallo tra i ’70 e gli ’80, contribuendo alla storia del nostro basket con l’argento di Mosca ’80 e l’oro europeo di Nantes ’83 alla guida degli azzurri.
Di Alexander Nikolic si è detto di tutto. È lui l’allenatore che più di ogni altro ha caratterizzato l’epopea della "valanga gialloblù". Ingaggiato da Borghi nonostante profonde divergenze politiche, il "santone" nato a Sarajevo caratterizzò con i suoi metodi e la sua personalità l’intero decennio d’oro della pallacanestro varesina. Come Meneghin ha avuto l’onore di entrare a far parte della Hall of Fame; è considerato il "padre" di una generazione di allenatori slavi che dagli anni ’80 dominano la scena della pallacanestro continentale.
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
principe.rosso su Varese, distrutto per la seconda volta lo striscione 'Restiamo Umani': la denuncia del Comitato per la Palestina
fracode su Varese, distrutto per la seconda volta lo striscione 'Restiamo Umani': la denuncia del Comitato per la Palestina
Stefano Montani su Varese, distrutto per la seconda volta lo striscione 'Restiamo Umani': la denuncia del Comitato per la Palestina
PaoloFilterfree su Giorgetti arriva a Sumirago e ribadisce lo spirito di Bossi: "Sapevamo da dove arrivavamo e dove volevamo andare"
VittorioCappuccio su Lago Maggiore, l'acqua arretra: caldo e siccità mettono sotto pressione il Verbano
Felice su Da Busto Arsizio a Milano per fare ricerca sul cancro: la storia di Francesca Peluso






Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.