Arriva Fox Crime. Picozzi: «La gente ha bisogno di casi risolti»

Il criminologo commenta la nascita, oggi lunedì 31 ottobre, del canale tematico satellitare dedicato ai gialli e alla cronaca nera

«In un periodo in cui è sempre più difficile capire ciò che è bene e ciò che è male, ed anche identificare un nemico, la visione di fiction dedicate alle indagini, la lettura di articoli di cronaca nera, sono rassicuranti per lo spettatore-lettore». Massimo Picozzi, noto criminologo saronnese di fama internazionale, commenta, interpellato, la nascita di Fox Crime, canale tematico satellitare interamente dedicato a telefilm gialli-thriller e ad approfondimenti sulla cronaca nera che nasce proprio oggi, programmando vecchi episodi di Csi, telefilm moderno che rivoluzionato il genere.

Picozzi, oltre ad aver scritto due libri con Carlo Lucarelli e a far parte per il secondo anno consecutivo degli organizzatori del master di criminologia forense realizzato dalla Liuc in collaborazione con la Polizia di Stato, ha condotto anche programmi televisivi decidati alle investigazioni e viene spesso chiamato a far parte di team contro la prevenzione del crimine. Nei giorni scorsi, infatti, il criminologo ha partecipato alle riunioni sulla sicurezza realizzate con l’Fbi per Torino 2006. «Questi telefilm dedicati al crimine sono rassicuranti per la gente – spiega Picozzi -, ma sono un po’ perplesso sull’operazione di un canale tematico. In fondo non è cambiato nulla rispetto al passato, è solo un fattore di percezione».

«Basta considerare che agli inizi degli anni ’90 gli omicidi in Italia erano oltre 1.800, negli ultimi anni sono fermi a 800 – prosegue il criminologo -. Questo porta a considerare che è tutto un fattore mediatico: viene comunicato costantemente un bisogno di sicurezza e il successo di fiction dedicate al crimine e alle investigazioni lo dimostra. Queste storie si concludono quasi sempre un colpevole, e soprattutto in questo periodo di grandi incertezze, gli spettatori hanno bisogno di esorcizzare la paura di non poter combattere o vedere un nemico. Fox Crime ne è la conseguenza».

Secondo Picozzi poi Fox Crime non è una novità: «Per ora è solo un contenitore di telefilm, più avanti dovrebbero partire degli approfondimenti tematici e produzioni proprie. Ma si deve tenere conto che una sorta di Fox Crime esiste già ed è RaiTre. Lo dimostrano i risultati degli speciali di Lucarelli, Augias, oppure "Chi l’ha visto?", il cui successo di pubblico è immutato da anni e che nell’ultimo periodo non si è occupato solo di gente scomparsa, ma anche di casi di cronaca».
Insomma è naturale esorcizzare la paura con la televisione? «Sì, ma è anche pericoloso ed è quello che stiamo insegnando nel corso di criminologia forense ai nostri selezionati allievi. In sostanza certe fiction dicono che con il Dna si risolve tutto, ma non è sempre così, è molto più complicato. Noi al master portiamo ad esempio il capo della Squadra mobile di Milano che racconta come avvengono veramente le indagini. Uno degli avvertimenti che ci ha dato l’Fbi alla riunione dell’altro giorno, insieme ai colleghi della Polizia di Stato, è stato quello di non fidarsi solo, o troppo, della tecnologia. È stato uno degli errori che hanno commesso loro con la tragedia delle Torri Gemelle: trascurare troppo il vecchio sistema d’indagine, ovvero la logica dell’intelletto».

«Più siamo repressi, più siamo interessati alle varie forme di violenza – spiega Paolo Paliaga, sociologo varesino, motivando il successo di pubblico di storie ispirate al mondo criminoso -, partecipando alla violenza degli altri, ritroviamo noi stessi. L’eccesso fa spettacolo proprio perchè gli omicidi innestano quel meccanismo di violenza che nell’evoluzione della società abbiamo represso. Meno facciamo esperienza di istinti, più questa deve essere sfogata».

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Pubblicato il 31 Ottobre 2005
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