Dislessia: facile catalogazione o vera patologia?
Una docente con esperienza ventennale analizza le indicazioni sulla dislessia e critica gli approcci suggeriti dagli esperti
Riceviamo e pubblichiamo
Egregio Direttore,
da qualche anno a questa parte si sente parlare di Dislessia , l’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia ha organizzato una giornata di formazione sul tema per i docenti referenti (uno per ogni scuola), in ogni capoluogo di provincia della Lombardia da febbraio a maggio di quest’anno, recentemente è stato tenuto un convegno anche a Chiavari in Liguria.
Chi sono gli alunni potenzialmente “dislessici” che gli insegnanti devono tenere sotto osservazione per poi consigliare alle famiglie di far fare al figlio una visita dal neuropsichiatra infantile?
Secondo gli esperti e studiosi del problema:
– bambini che a quattro anni hanno difficoltà ad imparare le filastrocche, che mostrano disinteresse verso giochi di parole;
– bambini che a cinque anni hanno difficoltà a dividere le parole in sillabe, difficoltà ad imparare i suoni delle parole di una lettura, difficoltà a riconoscere le lettere del proprio nome;
– bambini della scuola Primaria che evidenziano difficoltà e lentezza nell’acquisizione del codice alfabetico, controllo limitato delle operazioni di analisi e sintesi fonetica;
– bambini che in prima e seconda elementare si esprimono male o sono lenti nel leggere o nel fare i calcoli, conoscono le tabelline, ‘sono intelligenti ma sono lenti’. Un alunno che in terza superiore impiega più di 60/10 di secondo a rispondere alla domanda di quanto fa 7 x 8, ad esempio, è affetto da discalculia (disturbo del calcolo), farà anche errori di ortografia (disortografia), leggerà anche male e quindi sarà “DISLESSICO”.
– ecc. ecc.
In base alle asserzioni degli specialisti stessi, prove di laboratorio tra cui TAC e RM (risonanza magnetica), non hanno evidenziato alcuna differenza tra il cervello di un cosiddetto ‘dislessico’ e uno ‘normale’. Così come non si sa quale sarebbe il famigerato cromosoma responsabile della trasmissione a livello ereditario della dislessia. (rif. Che cos’è la dislessia : Basi biologiche, Luisa Lopez).
Nonostante queste perplessità, lacune e vuoti scientifici, gli interventi proposti per “aiutare” il bambino che avrebbe queste difficoltà sono ben precisi, eccone alcuni:
– per i bambini lenti a leggere, programmi compiuterizzati che leggono per lui , così non si affatica e lo si libera dal problema;
– i bambini che fanno errori di ortografia e di grammatica devono usare il computer con il correttore automatico, non impareranno mai però non si stancano e visto che saranno anche affetti da disgrafia (scrivono come le galline) bisogna farli scrivere in stampatello;
– i discalculi devono usare la calcolatrice perché non avendo l’abilità di automatizzare il calcolo si stancano.
Sono un’insegnante con più di venti anni di esperienza e alla luce di quanto sopra il 99% degli alunni che ho avuto e che ho sarebbero affetti da ‘dislessia’.
Dalla mia esperienza NON C’E’ alunno che con lo studio, l’esercizio e l’applicazione non possa apprendere e migliorare la propria prestazione.
Se vogliamo rendere gli alunni degli incapaci basta fare quanto sopra, ci ritroveremo veramente dopo qualche anno con ragazzi che non sanno leggere, scrivere e fare i calcoli , così qualcuno potrà dimostrare che la “dislessia” esiste.
La scuola è basata sul principio che tutti gli alunni sono capaci, che ognuno ha i suoi tempi di apprendimento e che se l’alunno non raggiunge gli obiettivi previsti ripete l’anno , o avrà il debito su quella materia.
La scuola è un posto dove gli alunni vengono per imparare, non è un posto dove si selezionano i cavalli migliori così che arrivino primi al traguardo. Le teorie di cui sopra oltre ad essere pericolose, stravolgono completamente il concetto di istruzione il cui obiettivo è Saper Essere e Saper fare, non ci interessano i robottini che leggono, scrivono e fanno calcoli meccanicamente , ci interessano persone che capiscano e sappiano applicare, per il resto abbiamo già le macchine.
L’attenzione di insegnanti, pedagogisti ed educatori dovrebbe essere concentrata su come migliorare l’insegnamento, sulla ricerca di tecniche di studio che possano aiutare gli studenti a superare facilmente le loro difficoltà, invece di aprire le porte a strane e invalidanti soluzioni.
I problemi nello studio devono essere risolti dagli insegnanti, a volte sembra che alcuni alunni con un insegnante non apprendono, cambiando insegnante stranamente apprendono. Forse non tutti gli insegnanti ad esempio, sanno che se l’alunno legge male una parola o le successive è perche’ non conosce il significato di quella parola e questo lo rallenterà nella lettura.
In questi ultimi anni vengono proposti test per individuare ed etichettare i bambini “iperattivi”, fra non molto arriveranno i test per individuare ed etichettare i “dislessici”.
Sembra che la scuola sia diventata una riserva di caccia per chi vuole procacciarsi clienti e incrementare i propri affari, non solo, questi test fanno ricordare i test d’intelligenza degli psichiatri e psicologi tedeschi che sono stati poi lo strumento per individuare i diversi e gli inferiori.
Forse qualcuno sta cercando di ripetere la Storia?
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