Il futuro, poco roseo, degli infermieri

Un infermiere professionale interviene sulla questione della mancata operazione. Racconta storie ordinarie di reparto e prevede cosa accadrà tra qualche anno

Riceviamo e pubblichiamo
Leggo con rammarico la lettera del signore affetto da tumore al fegato il quale, purtroppo per lui, ha visto il suo intervento essere rinviato  a causa della carenza di organico della sala operatoria e solidalizzo con lui, ciò che mi lascia invece perplesso è il seguito della lettera in cui asserisce di avere visto infermieri seduti tranquilli al di fuori della sala .Premesso che è possibile che questi siano stati visti seduti ma è stato appurato cosa abbiano fatto fino a quel momento?Nessuno tiene in considerazione che tutti i giorni gli infermieri sono tenuti a turni massacranti dove sopperiscono alla ormai cronica carenza di personale ,e se fosse che tali operatori da lui visti avessero approfittato di un momento di pausa dopo ore passate al freddo e in piedi in sala operatoria,con riposi settimanali MANCATI E STRAORDINARI NON RETRIBUITI.
Infine , erano poi davvero infermieri o altre figure di supporto (barellieri , oss…) dato che per la non differenziazione delle divise ormai agli occhi della gente sono tutti infermieri?
Riguardo poi al fatto che tra questi ipotetici infermieri vi fosse la caposala ,è bene sapere che ogni unità operativa dev’essere dotata di un’unica  figura di  coordinamento ,ciò non vuole dire che ci siano più caposale che infermieri .In breve ,visto che sono un infermiere e che ormai troppo spesso siamo tirati  in causa come simbolo di inefficienza e malasanità ,voglio solo rendere pubblica la condizione attuale degli infermieri operanti nelle unità ospedaliere del servizio pubblico :
La grave carenza di personale infermieristico come già detto costringe a non effettuare i riposi e le ferie prestabilite non consentendo un recupero psicofisico sufficiente, non vi è neanche la soddisazione economica di vedere retribuiti tali sacrifici in quanto gli straordianri non vengono pagati,si sommano o meglio si accumulano ore in recupero che difficilmente verranno recuperate;
molti infermieri per conciliare famiglia e lavoro ricorrono al part time non lavorando su turni e festivi costringendo quindi i pochi turnisti a sopperire ai loro turni;
molti di questi turnisti provengono dal sud Italia e pertanto non appena hanno la possibilità (circa dopo 2 anni di servizio) ritornano al loro paese lasciando scoperti i reparti;
vista la vicinanza al confine ed il diverso riconoscimento sociale ed economico molti infermieri lavorano con grande soddisfazione loro in Svizzera dato che in Italia pochi conoscono la scolarità e le competenze degli infermieri che, come già detto, vengono spesso e volentieri confusi con personale che non è sanitario;
le figure di supporto (oss ) che dovevano rappresentare un aiuto alle incombenze fisiche degli infermieri purtroppo vengono utilizzate spesso e volentieri in sostituzione degli infermieri stessi !!!  Il paradosso è che in un paese dove per potere fare gli infermieri bisogna laurearsi di fatto si venga poi assistiti o da extracomunitari o da gente con una scolarità che prevede la terza media inferiore ed una preparazione teorica ,scientifica ,tecnica e quant’altro che non consente loro di garantire livelli sufficienti di assistenza .
Il futuro che ci attende come infermieri e  come cittadini è quello di essere assistiti da personale proveniente dalle aree più povere del mondo ,con una preparazione differente e molto bassa rispetto agli standard dell’Europa occidentale .
Manuele

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Pubblicato il 25 Ottobre 2005
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