«La lotta tra Formigoni e la Lega non è finita»
La tensione che secondo la maggioranza sarebbe terminata grazie alla mediazione Bossi Berlusconi, indigna l'opposizione che critica aspramente il cambio di rotta di Formigoni. Intanto Veronesi rinuncia alla candidatura per Milano
La questione Lega-Formigoni tiene ancora banco sulle cronache politiche regionali. La tensione che secondo la maggioranza sarebbe terminata grazie alla mediazione Bossi Berlusconi, indigna l’opposizione che critica aspramente il cambio di rotta di Formigoni.
Nel frattempo nel capoluogo lombardo si sente anche la voce dell’ex ministro dell’Ulivo Umberto Veronesi che ha pubblicamente ritirato la sua candidatura alla guida della città per il centrosinistra (in realtà la sua candidatura era voluta da Sdi e Ds). Lo ha fatto con una lettera, in cui l’oncologo, nonché fondatore dell’Istituto Europeo di Oncologia, ha spiegato che preferisce dare il suo contributo alla città e alla comunità con la ricerca scientifica e il suo lavoro di medico.
(foto sopra: il consigliere regionale Mario Agostinelli)
Ma che fine ha fatto l’organizzazione di potere che Cè attribuiva alla compagine di Formigoni? E’ forse venuta meno d’incanto, si chiede Agostinelli. «Sarebbe d’obbligo, evidentemente, un chiarimento politico, ma questa Giunta non ci sembra all’altezza di tale compito. Non ci è dato sapere la nuova distribuzione sottobanco di potere, ma quel che è certo per i cittadini è che la crisi politica, economica e sociale della Lombardia non ha trovato rimedio alcuno. Noi siamo convinti che i cerotti predisposti ad Arcore non rimetteranno in piedi alcunché in grado di affrontare il grave declino della nostra regione. E che tornare alle elezioni è il dovere di chi, nell’ultima tornata elettorale, ha stipulato, attraverso il voto, un patto con i cittadini. A questo sono finalizzate la battaglia dell’Unione in Consiglio e la mobilitazione richiesta ai lombardi delusi».
«E’ tutt’altro che finita la lite per poltrone e denaro tra Lega e Formigoni – dice Mario Agostinelli, capogruppo di Rifondazione comunista in Consiglio regionale -. Anzi, presto riesploderà perché il cemento di clientele e privatizzazioni che teneva insieme gli alleati in Giunta si è ormai irreparabilmente sfaldato. A disprezzo del Consiglio regionale, convocato due sole volte dalle elezioni, tutto ritorna come prima con i duellanti inaspettatamente e incredibilmente riappacificati».
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