Strage di Abbiate, processo da rifare per Pietro Volontè

La Cassazione ha confermato la sentenza a sei anni per l’omicidio della moglie Patrizia Duregon. Per quello della figlia Giulia si torna in appello

Processo Volentè, tutto da rifare. Almeno per quanto riguarda la morte della piccola Giulia, la figlia. La sentenza che condannava l’uomo, responsabile della strage di Abbiate avvenuta il 24 novembre del 2001, a dodici anni ci carcere, è stata rivista dalla Cassazione, la quale conferma la condanna a sei anni emessa in primo grado per l’omicidio della moglie Patrizia Duregon, ma dichiara che è tutto da rifare per quanto riguarda la piccola Giulia.

Quindi ci sarà un nuovo processo d’appello per Pietro Volontè, oggi 40enne. Lo ha deciso la Prima sezione penale della Cassazione nella camera di consiglio. In particolare, i giudici della Cassazione nutrono dubbi sulla responsabilità dell’uomo nell’ uccisione della figlioletta e, accogliendo il ricorso dei suoi legali, hanno annullato la condanna a 12 anni di reclusione, inflittagli in secondo grado dalla Corte di Appello di Milano lo scorso 23 marzo.

Infatti durante il processo in primo grado, Volontè era stato ritenuto responsabile solo della morte della moglie, in quanto il coltello che era stato usato per uccidere la figlia, pare fosse stato utilizzato solo dalla madre. Sempre secondo quella ricostruzione, pare che Volontè abbia usato un coltello utilizzato solo per uccidere Patrizia Duregon, la moglie. La figlia avrebbe tentato di dividere i genitori e sarebbe rimasta colpita dalle coltellate. Venne così emessa la sentenza per Volontè di sei anni, due mesi e 20 giorni di carcere per l’omicidio volontario di Patrizia, concedendogli l’attenuante della seminfermità mentale e le attenuanti generiche tra cui quelle della provocazione.

In secondo grado, invece, la posizione processuale di Volontè si fece più pesante in accoglimento del reclamo presentato dal pubblico ministero, rappresentato in aula dal sostituto procuratore generale Laura Bertolè Viale, che chiedeva fosse dichiarata la colpevolezza dell’imputato per entrambe i delitti. La tesi dell’ accusa fu accolta e la condanna elevata a 12 anni di carcere.
Ora la sentenza della Cassazione che sostanzialmente dice di rifare il processo in secondo grado, ma solo per l’omicidio della piccola Giulia.

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Pubblicato il 23 Novembre 2005
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