“Made in”: il dado è tratto per l’etichetta sui prodotti europei
La Commissione Europea ha dato parere positivo sull'obbligo dell'etichettatura d'origine
La Commissione Europea ha dato parere positivo sull’obbligo dell’etichettatura d’origine dei prodotti, il provvedimento da molti conosciuto come “made in”. Un primo passo verso il riconoscimento delle merci provenienti dai paesi esterni all’UE e un parere che dà finalmente inizio a un percorso di riconoscimento geografico del prodotto che ha visto in prima linea nella protesta soprattutto i piccoli imprenditori tessili soffocati dalla globalizzazione, ma anche in generale le aziende che ancora producono in Italia.
«Siamo naturalmente soddisfatti perchè vediamo fare un passo avanti importante ad una proposta che abbiamo sempre sostenuto con convinzione e con determinazione – ha commentato a questo proposito Alberto Ribolla, presidente dell’Unione industriali – La marcatura d’origine obbligatoria per alcune tipologie di merci importate nell’Unione Europea è molto importante in quanto rappresenta una tutela delle produzioni italiane ed europee maggiormente esposte alla concorrenza dei prodotti di scarsa qualità e di basso costo provenienti da sistemi economici che non rispettano gli standard di mercato europei. Ora, ci auguriamo che il provvedimento vanga vagliato tempestivamente dal Consiglio europeo, cui spetta l’approvazione definitiva»
Per diventare operativo questo parere favorevole, bisogna infatti aspettare almeno gennaio: per quella data è attesa infatti l’approvazione del regolamento da parte del Consiglio dei Ministri UE. Ma l’importante, dopo tante polemiche e resistenze da parte di chi la marchiatura delle merci non la voleva, è che il dado sia tratto.
«Non è stato per nulla facile trovare un accordo in sede europea, dove sono stati riscontrati interessi non sempre convergenti, in prima battuta anche proprio tra le associazioni imprenditoriali di altri Paesi – ha notato Ribolla – . La rappresentanza italiana è stata determinata e Varese può legittimamente prendersi la propria parte del merito grazie all’impegno caparbio di nostri imprenditori, nello specifico del tessile-abbigliamento, che rivestono incarichi di responsabilità non solo nella nostra Unione ma anche in altre importanti componenti del sistema di rappresentanza industriale italiano».
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