“Basta Accam”: Rifondazione, Comunità Giovanile e Comitati a braccetto
Forse uno spiraglio per la trattativa tra l'ex consorzio ed il Comune: torna in gioco la convenzione del 2004?
"Basta Accam!": con questo motto "senza se e senza ma", facile da pronunciare ma difficile da attuare, Rifondazione Comunista ha tenuto ieri sera presso la sala comunale di piazza Gallarini a Borsano un incontro pubblico sui temi dell’incenerimento e della gestione dei rifiuti. Con Rifondazione, in un’alleanza tripartisan che si va saldando, data la sostanziale convergenza di opinioni, i rappresentanti dei Comitati di quartiere e Comunità Giovanile. Assente giustificato Marino Ruzzenenti, che avrebbe dovuto presentare il suo libro sull’argomento inceneritori, è stato Marco Caldiroli, chimico impegnato a fianco di Medicina Democratica, a tenere una interessante relazione sul tema "L’incenerimento è davvero così indispensabile?".
Per Caldiroli la risposta è no. Spingendo la raccolta differenziata al massimo e responsabilizzando le industrie circa il destino finale dei loro prodotti sarebbe infatti possibile ridurre di molto la frazione residua dei rifiuti. In vari Paesi europei, a cominciare dalla Germania, si stanno infatti costringendo per legge le industrie a ritirare e riciclare i prodotti usati: il risultato è un calo netto della produzione di rifiuti, tanto che gli inceneritori esistenti oltralpe sono spesso costretti, per giustificare e rendere economica la propria esistenza, ad "importare" rifiuti anche dall’Italia. Responsabilizzare le aziende fa parte di una concezione "naturale" dell’economia che rispecchia quanto avviene in natura, dove in pratica non esistono rifiuti, e tutto viene "riciclato" nell’ambiente una volta morto; come madre natura crea i viventi, così li reintegra nel proprio ciclo vitale una volta scomparsi.
"Gli inceneritori non distruggono un bel niente" ricorda, da buon chimico, Caldiroli. "Trasformano il rifiuto in emissioni da una parte, e scorienon meno di 258 tipi di sostanze organiche diverse" ricorda Caldiroli, "tra cui le diossine, molto tossiche anche in concentrazioni assai basse". Numerose analisi hanno dimostrato che nell’aria delle zone circostanti gli impianti, a Milano come a Parigi e in altre città europee, circa la metà delle diossine sono prodotte dai forni degli inceneritori. E anche lo smaltimento delle ceneri residue, particolarmente quelle dell’abbattimento fumi, è problematico: si tratta di sostanze nocive da stoccare in discariche speciali. Ogni inceneritore, insomma, ha bisogno di una discarica controllata per rifiuti speciali. "Per giunta, là dove si sceglie l’incenerimento calano i livelli di raccolta differenziata" aggiunge Caldiroli: e lo proverebbero i dati regionali, che vedono la provincia di Varese ad un confortante 40% di raccolta differenziata, percentuale che scende nettamente nelle provincie di Brescia e Pavia, dove si è scelta la strada dell’incenerimento – agli impianti serve "combustibile". A valle della raccolta differenziata si può procedere al trattamento meccano-biologico – che, condotto fino ad un certo punto, dà il famoso Cdr o combustibile da rifiuti, su cui è imperniato il Piano provinciale rifiuti, ma condotto oltre permette di ridurre ancora di più la quantità finale di scorie da mandare in discariche speciali (e che non potrebbero essere in ogni caso bruciate).
Intanto, sulla questione Accam si apre forse uno spiraglio di trattativa: se la voce che circola tra i ben informati fosse confermata, si potrebbe essere vicini ad una svolta postiva per la definizione del rapporto tra la società ed il Comune. Alcuni enti locali sarebbero infatti pronti a farsi carico del danno economico che Accam SpA subirebbe da una prevista chiusura dell’impianto. La convenzione del 2004 non era mai stata approvata dal CdA dell’ex consorzio perchè, appunto, troppo onerosa. Se fosse invece possibile ammortare gradualmente il valore dell’impianto, il discorso di una chiusura programmata dell’inceneritore di Borsano (entro una dozzina d’anni), e dunque della convenzione, potrebbe tornare attuale: perchè il vero ostacolo alla chiusura di Accam, prima e più che la necessità di avere un inceneritore per il bacino d’utenza, ha a che fare con il diritto societario.
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