Delitto di via Goito, Tosi confessa: “L’ho uccisa per un litigio”
L'uomo ha ammesso il delitto al gip Labianca che lo ha ascoltato in carcere. Ricostruiti i suoi spostamenti dopo aver ucciso la sorella
Nell’interrogatorio di stamattina di fronte al gip Luca Labianca, che lo ha scoltato in carcere, Luigi Tosi ha ammesso di aver ucciso la sorella Maria Grazia, rompendo il silenzio che aveva tenuto lunedì di fronte al pm Massimo Baraldo. Vi è dunque piena conferma da parte dello stesso Tosi su quanto accaduto lunedì mattina nella casa di via Goito, 11. La donna è stata uccisa con quindici coltellate. Alla base del delitto l’ennesimo diverbio con la sorella, che accusava Tosi di starsene lì a far niente, senza lavorare (difficile, alla sua età, e tanto più con certi precedenti). Esasperato, l’uomo è esploso, compiendo quello che sembra un classico delitto d’impeto: privo dei freni inibitori che trattengono la gran parte delle persone, ha aggredito Maria Grazia coltello in pugno, massacrandola. Ancora non è chiaro se prima abbia ucciso il cane (il gip non ha ritenuto utile chiederlo, almeno per ora), ma sembra probabile, dal momento che questo sarebbe certamente accorso in difesa della padrona. Le liti tra Luigi Tosi e la sorella erano frequenti, riferisce anche l’avvocato difensore Roberto Aventi, che con il collega Marco Monte ha assunto la difesa dell’omicida; ma sembra che il rapporto fra i due fosse piuttosto profondo, poichè Maria Grazia era stata l’unica della famiglia a non voltargli le spalle dopo l’omicidio della moglie e i tanti anni di carcere. Era lei, Maria Grazia, una donna ordinata e di carattere, a fargli da tutrice e a gestire, fra l’altro, i suoi restanti averi.
Si è finalmente chiarito, tramite dichiarazioni dello stesso Tosi e della figlia, T., quanto avvenuto nelle ore successive al delitto, dopo vari equivoci e ricostruzioni imprecise nei giorni scorsi. Dopo aver assassinato la sorella, aver ripulito il coltello, arma del delitto, ed essersi lavato le mani, l’uomo, che conosceva vari tassisti in città, si è recato presso il bar Adua intorno alle 14,30, e da qui in taxi alla stazione FS di piazza Volontari della Libertà. Da qui è andato a farsi tagliare i capelli da un parruccchiere di via Mameli, poi, di nuovo in taxi, ha raggiunto la Petrovalves di viale Borri – azienda per cui aveva lavorato in passato – per avvisare la figlia T., colà impiegata e con la quale non aveva rapporti degni di questo nome da ben 17 anni, che "la zia non c’è più". È stata dunque T. ad avvertire lo zio M. (e non il contrario, come apparso in un primo momento), poi giunto in via Goito quando già c’erano i Carabinieri. Luigi Tosi, nel frattempo, ancora una volta in taxi si è fatto accompagnare presso un negozio di articoli sportivi di corso Italia per estinguere un piccolo debito di 50 euro, frutto forse di un prestito ("non credere a quello che scriveranno i giornali" avrebbe detto al titolare), dopodichè verso le 16, sempre in taxi, si è presentato ai Carabinieri per costituirsi e denunciare il delitto.
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