Il Monsignor Comi chiude il caso «donazione Mutti»
Il cda ha deciso di non agire contro il vecchio consiglio e chiude una storia amara costellata di errori
Con quasi 170 assistiti e più di 100 dipendenti è diventata l’azienda più grande di Luino. La fondazione Monsignor Comi, casa di riposo per anziani, ha chiuso dopo tredici anni la vicenda giudiziaria legata alla donazione «Mutti». I termini di prescrizione per poter far ricorso all’allora consiglio di amministrazione, infatti, sono scaduti il 3 gennaio e l’attuale consiglio di amministrazione non potrà più procedere contro queste persone. La questione è piuttosto complicata ma emblematica.
Di seguito i fatti. Nel ’93 un facoltoso signore di Luino di cognome Mutti aveva deciso di effettuare una donazione all’allora Ipab Monsignor Comi dell’ammontare di 1,3 miliardi di lire, una somma stratosferica per l’epoca e che ha fatto storcere il naso a qualcuno, soprattutto gli eredi Mutti che saranno determinanti nei fatti a venire. Il facoltoso signore aveva staccato tre assegni di circa 400 milioni l’uno e li aveva consegnati ad alcuni componenti del cda della casa di riposo i quali, però, non registrarono dal notaio l’avvenuta donazione. Questi soldi vennero impiegati nella struttura per il suo miglioramento.
Alla morte del signor Mutti, avvenuta poco dopo la donazione, quattro degli eredi avanzarono la richiesta di restituzione di 800 milioni di quel miliardo e trecento proprio perchè alla donazione non conseguì l’atto notarile ufficiale. Gli eredi fecero causa all’ente e la vinsero in appello ottenendo in toto la cifra nel ’97. La casa di riposo dovette accendere un mutuo con relativi interessi e alla fine la spesa fu di 1,3 miliardi. Sostanzialmente il danno per il Monsignor Comi non ci fu perchè la perdita totale era equivalente alla donazione iniziale ma quei 400 milioni di interessi vennero considerati comunque un danno erariale per le casse della casa di riposo.
Nel 2001 il nuovo presidente Bruno Campagnani e il nuovo segretario Menotti chiesero alla Corte dei Conti, essendo l’Ipab un ente pubblico, se ci fossero gli estremi per procedere contro il vecchio cda e contro il vecchio segretario ma da parte della corte non ci fu mai risposta. Nel frattempo l’ex segretario, De Carli, considerato responsabile dell’errore insieme al cda, fece causa all’Ipab per l’ottenimento di alcuni compensi mancanti e nonostante l’ente si oppose al versamento di questi soldi portando il caso «Mutti» davanti al giudice, De Carli vinse lo stesso e ottenne quei compensi. Oltre al danno la beffa.
La questione si trascinò nella sostanziale inattività da parte del consiglio di amministrazione fino alla fine del 2005 quando il caso è riesploso con uno strascico polemico dovuto alle nomine del nuovo consiglio di amministrazione. Tra i nuovi eletti dall’amministrazione comunale, infatti, c’è anche anche uno dei componenti di quel consiglio di amministrazione che sbagliò e questo ha fatto infuriare l’opposizione che ha votato contro quelle nomine. A dicembre dell’anno scorso il consiglio decise di chiedere un parere legale ad un avvocato di fiducia per capire una volta per tutte se fare causa ai vecchi componenti ma l’avvocato ha sconsigliato l’azione legale ritenendola perdente. Il presidente, a quel punto, non se l’è sentita di aprire l’ennesima battaglia legale per ottenere quei soldi. Passato il 3 gennaio non ci sono più gli estremi per ricorrere al giudice essendo, l’ipotetico reato, caduto in prescrizione.
Oggi il Comi è una fondazione e la leggerezza nell’affrontare i problemi di bilancio dell’era delle Ipab sembra essere un retaggio del passato come spiega lo stesso presidente Campagnani: «Oggi siamo attenti ad ogni piega del bilancio – spiega il presidente – e nonostante tutto abbiamo una perdita di 150 mila euro nel 2005, a questo punto, mi chiedo come sia stato possibile chiudere in pareggio in quegli anni di amministrazione pubblica». Il Monsignor Comi ha dovuto ritoccare al rialzo le rette per ripianare questo saldo negativo pur mantenendole inferiori ad un istituto privato come ce ne sono molti nella zona del Luinese.
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