La regina dei cosmetici licenzia 115 lavoratori
Continua la protesta dei lavoratori dell'Avon. Il 22 febbraio presidio all'Unione industriali di Como
«Siete bravi, efficienti, fantastici e capaci, ma ci dispiace dobbiamo licenziarvi. Un paradossso, ma è andata così». A parlare è Giovanni Groppi, manager e membro della rappresentanza sindacale (Cgil) dell’Avon che ha ad Olgiate Comasco una delle sue filiali italiane, dove lavorano circa 300 persone. Lo "sfoltimento" riguarda 115 dipendenti del reparto marketing , un reparto strategico considerato che questa storica azienda di cosmetici vende solo su catalogo e con le presentazioni dei prodotti fatte da una capillare rete di venditori. «La decisione – continua Groppi – ha una logica ben precisa. Le multinazionali non hanno la testa e il cuore sul territorio. Quindi quando decidono di spostare una produzione non si fanno molti problemi».
L’Avon conta circa 48 mila dipendenti nel mondo. Una vera e propria corazzata industriale nel campo dei cosmetici. Nonostante la sua dimensione gloabalizzata, colpisce la decisione presa dalla multinazionale perché quella di Olgiate Comasco è una sorta di istituzione per la sua storia e presenza sul territorio. «Ciò che lascia perplessi è la scelta di spostare l’intero cluster (fase di lavorazione ndr) in Spagna, dove già si producono gli stampati per i venditori, ma che non comporterà un risparmio vero e proprio. Accorpano ed eliminano le strutture doppie, favoriti anche dalle nuove tecnologie che permettono lo spostamento di informazioni con grande facilità».
Il 90 per cento degli esuberi sono donne e questo è uno dei punti delicati della questione. In questa azienda ha anche lavorato per molto tempo il ministro del Welfare Roberto Maroni prima di passare alla politica a tempo pieno. «Abbiamo protestato con un presidio davanti al Comune – conclude Groppi – e per il 22 febbraio abbiamo previsto un altro presso la sede dell’Unione industriali di Como. Il ministro? Non l’abbiamo ancora contattato. Chissà…».
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