Bonus bebé, gli immigrati al contrattacco
Dopo la denuncia dei 41 stranieri che hanno ritirato i 1000 euro l'Anolf Cisl ha presentato un esposto in procura: "Pubblicità ingannevole del Governo"
«Hanno messo il miele davanti alle api». L’immagine efficace, a proposito della vicenda del bonus bebè agli immigrati, è dell’avvocato Enzo Cosentino, legale dell’Anolf (Associazione nazionale oltre le frontiere). Questa mattina i rappresentanti dell’associazione hanno depositato un esposto in procura per chiedere alla magistratura di verificare l’esistenza di estremi di reato. L’anolf , infatti, ritiene che quella fatta dal Governo sia stata pubbblicità ingannevole e che il provvedimento sia incostituzionale.
Il fatto – La presidenza del consiglio dei ministri qualche mese fa aveva mandato alle famiglie che avevano avuto un nuovo nato una lettera di felicitazioni per il nuovo arrivo, in cui si diceva che la legge finanziaria assegnava un bonus di 1000 euro per il lieto evento e si indicava anche l’ufficio postale dove poteva essere ritirato. Alla fine del testo la scritta "Un grosso bacio" e la firma del premier Silvio Berlusconi.
L’errore – Dietro l’invito gentile si celava anche l’inghippo, perché il bonus era riservato ai soli nati da genitori italiani o comunitari (almeno uno dei due). La lettera però era stata inviata a tutte le famiglie che avevano avuto nuovi nati, comprese quelle degli immigrati.
Il danno – Raccogliendo l’invito del premier, molti stranieri sono andati allo sportello delle poste a ritirare il bonus. Dopo un’inchiesta della polizia di Varese condotta in due uffici postali (Varese e Malnate), per 42 immigrati è scattata una denuncia alla magistratura per falsa dichiarazione, in quanto avrebbero barrato la casella della nazionalità sul modulo per ottenere i 1000 euro.
Le reazioni – «Il Governo – spiega Sergio Moia copresidente dell’Anolf – ha fatto pubblicità ingannevole inducendo molti immigrati a credere che il bonus potesse essere applicato anche a loro. Ci sono dei profili di incostituzionalità in questo provvedimento: questi bambini sono nati in Italia o no? E poi con il disperato calo demografico di questo Paese i nati nelle famiglie di immigrati compensano il saldo negativo».
«Non è la prima volta che accade- aggiunge Gianluigi Restelli, segretario provinciale della Cisl – il Governo fa troppo spesso propaganda anziché fare informazione tra i cittadini».
Rimane irrisolto il nodo delle poste, accusate di non aver controllato i documenti e il codice fiscale per verificare l’esistenza del presupposto della cittadinanza. «A differenza di quanto dice il ministro Roberto Maroni – conclude Moia -, non c’è né colpa, né colpa grave e tantomeno dolo da parte dello sportellista delle poste, perchè dalla circolare emessa dal ministero non si evince che dovesse fare il controllo della nazionalità».
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