Uno spettacolo per salvare Michele e Roberto
Un'opera teatrale che ricostruisce la vita di due giovani morti sulle strade. E le iniziative dei volontari del 118. Per accendere le coscienze dei ragazzi, ed evitare nuove tragedie
Dieci storie di vite ricche, attive, nel pieno vigore della gioventù. E spezzate dalla strada. Questo sarà “Il traffico ha ripreso a scorrere regolarmente”, lo spettacolo organizzato dall’associazione familiari vittime “per una strada che non c’è” e da Educarte, che toccherà sette palcoscenici della provincia di Varese. L’obiettivo di questa iniziativa è quello di accendere lo spirito e la coscienza dei ragazzi delle scuole medie e superiori della provincia di Varese, anche alla luce dei recentissimi dati elaborati dall’Asaps, secondo cui gli incidenti stradali sarebbero una delle prime cause di morte per i giovani.
Nato nel 2003 durante la stagione estiva del Teatro Sociale di Varese, Busto Estate, lo spettacolo è stato ripreso e modificato quest’anno, per questa rassegna itinerante. Tra le tante storie la regista Delia Cajelli ha inserito quelle di Michele Lapescara e Roberto Conti, due ragazzi di Busto scomparsi proprio a causa di un incidente. La ricchezza della loro vita è stata ricostruita tramite scritti consegnati dai genitori alla regista, documenti che svelano la ricchezza di una vita nel suo pieno vigore. Michele Lapescara era un ragazzo fortemente impegnato nel sociale, membro attivo di Amnesty International e volontario nella ex Jugoslavia, con una grande passione per la scrittura.
Roberto Conti, invece, era figlio dell’ex proprietario del Teatro Sociale. Chi l’ha conosciuto lo ricorda come un ragazzo divertente, quasi buffo, che amava scherzare e scrivere.
Il titolo dello spettacolo prende spunto proprio da un’articolo dell’Eco di Bergamo che, con una frase fatta ormai tristemente nota ed abusata dai giornalisti, raccontava l’amaro epilogo di un tragico evento: “il traffico ha ripreso a scorrere regolarmente”, come se per i famigliari delle vittime la vita possa veramente riprendere a scorrere così facilmente.
«La parte più emozionante dell’allestimento – da dichiarato Delia Cajelli – è stato l’incontro con le madri di alcuni ragazzi che sono morti in incidenti stradali. Penso soprattutto alla mamma di Michele Lapescara, che ha parlato a lungo con i miei giovani "attori", che ha fatto capire loro che si stavano confrontando con una storia vera».
Grazie al contributo della Fondazione Comunitaria del Varesotto l’ingresso ai vari appuntamenti sarà gratuito per tutte le scuole. Ecco i sette palcoscenici della provincia di Varese che ospiteranno la rassegna: Gallarate, teatro delle Arti (22 aprile); Tradate, cinema Grassi (27 aprile) e liceo M. Curie (8 maggio); Varese (San Fermo), auditorium della scuola media statale Rimoldi (28 aprile); Busto Arsizio, teatro Sociale (3 maggio); Gavirate, auditorium della scuola media statale (4 maggio); Saronno, auditorium del Collegio arcivescovile (8 maggio).
Ma le iniziative che mirano a sensibilizzare i ragazzi, rivelandosi l’unica medicina per una malattia così grave, non si fermano qui, moltiplicandosi in tutta la provincia.
Ad esempio da qualche anno, nelle scuole di Varese, entrano insegnanti particolari che tengono lezioni di vita all’interno del progetto "Prevenzione degli infortuni da traffico veicolare". Sono i responsabili del 118 e della polizia stradale che presentano ai ragazzi le conseguenze di determinati stili di vita: « Noi non diciamo ai ragazzi di non bere – spiega Claudio Mare, responsabile del 118 – ma li invitiamo a non mettersi alla guida. Le statistiche oggi parlano chiaro: la maggior parte degli incidenti avviene per guida in stato di ebbrezza. Per meglio chiarire le idee, portiamo gli studenti nelle terapie intensive degli ospedali dove possono avere testimonianze a diretta delle conseguenze di un momento di leggerezza. I ragazzi sono interessati e comprendono quale può essere la fase successiva. Iniziano a comprendere che il peggio può capitare e, quando avviene, è ormai troppo tardi».
Un’altra lezione forte, che tende ad accendere le coscienze e la responsabilità. Una terapia fondamentale per salvare delle vite tanto rigogliose quanto sottili.
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