Missili coreani lanciati verso il Giappone

I sei vettori sono finiti nel Mar del Giappone, ma uno di essi era in grado di colpire gli USA

Pyongyang ha dato l’ennesima prova di forza. Il giorno 4 di luglio, non è una data scelta a caso. Il giorno dell’anniversario dell’Indipendenza americana, La Corea del Nord ha testato sei razzi. Tutti e sei gli ordigni sono andati a finire qualche centinaia di chilometri a largo della costa giapponese. È particolarmente preoccupante uno di essi: il Taepodong 2, missile intercontinentale in grado di raggiungere il territorio americano. La provocazione è chiara: dimostrare agli USA la concretezza della minaccia nucleare coreana. La comunità internazionale è in stato di allerta e ha condannato da subito il gesto. Si annunciano pesanti sanzioni per Pyongyang. Il primo paese ad averle decise è il vicino Giappone. Il Capo della segreteria del governo Shinzo Abe ha annunciato "rigorose misure" contro la Corea del Nord, che è già in condizioni economiche estremamente precarie e che, come preannunciato a Seoul, dopo l’esperimento dovrà fare a meno anche degli aiuti umanitari dalla Corea del Sud.

Già nel 1998 l’arcipelago nipponico era stato sorvolato da un ordigno nordcoreano che era poi precipitato nel Pacifico. In seguito lo stesso presidente Kim Jongil aveva dato rassicurazioni al premier giapponese Junichiro Koizumi nel 2002.

Negli ultimi tempi però il regime aveva dichiarato di non sentirsi più vincolato a nessun tipo di impegno, anche per lo stallo nei negoziati sul nucleare nordcoreano di questo ultimo periodo.

Gli scenari aperti da quest’ultima provocazione sono di una gravità che non ha precedenti dai tempi della  guerra di Corea nel 1953.

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Pubblicato il 05 Luglio 2006
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