Shoah, si riapre l'”archivio dell’orrore”
Firmato il protocollo che renderà accessibile il materiale di Bad Arolsen, cinquanta milioni di documenti sulle violenze perpetrate dall'esercito nazista
La burocrazia della morte, più di 50 milioni di documenti sulla sorte delle vittime e sui piani di sterminio dell’esercito nazista. Quello che è passato alla storia come l’”Archivio dell’orrore”, la più grande fonte di notizie sulle violenze perpetrate dalla Germania nazista verrà finalmente riaperto.
La decisione risale al maggio scorso ma solo nella giornata di ieri, mercoledì 26 luglio, in una cerimonia al ministero degli esteri tedesco, gli ambasciatori di Germania, Stati Uniti, Italia, Francia, Gran Bretagna, Grecia, Israele e Lussemburgo – Polonia, Belgio e Olanda lo sigleranno entro il primo novembre – hanno ufficialmente firmato il protocollo che modificherà l’intesa del 1955 che vietava l’accessibilità alla documentazione.
Da quella data infatti il materiale storico, di proprietà del governo di Berlino, è stato conservato nel paesino di Bad Arolsen nell’Assia sotto la direzione del Comitato internazionale della Croce Rossa con sede a Ginevra.
Nei documenti compilati dall’apparato burocratico nazista è registrato il tragico destino di oltre 17 milioni di persone: i “diversi” di Hitler, gli ebrei, gli zingari e le minoranze etniche prigioniere dei campi di concentramento del regime. Nell’archivio, che la Germania ha negato fino a questo momento agli storici e agli studiosi, è contenuta anche la "lista di Schindler", resa celebre dal film di Steven Spielberg e contenente l’elenco degli operai ebrei "acquistati" e salvati dall’imprenditore Oskar Schindler.
Da ieri, ad ogni Stato è stata assegnata una copia in digitale della documentazione che per il momento non sarà resa disponibile su internet ed entro la fine dell’anno il governo tedesco ha ipotizzato la possibilità di rendere accessibili gli atti a studiosi, ricercatori e giornalisti.
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