Tavolo per Milano, ne discute il Consiglio Regionale

Infrastrutture, confronto col Governo e opportunità di sviluppo all'ordine del giorno dell'incontro

Il confronto col Governo e l’apertura del Tavolo Milano: sono stati questi gli argomenti della seduta odierna del Consiglio regionale iniziata con l’intervento del presidente della Regione Roberto Formigoni. 

«Il Tavolo per Milano – ha sottolineato Fomigoni – è un’iniziativa opportuna nata dall’idea di creare un collegamento stabile tra Regione, Provincia e Comune. Vorrei comunque che non si trattasse solo di un Tavolo per Milano, ma di un Tavolo Lombardia-Milano, quale occasione per meglio sviluppare i rapporti con le altre Regioni».

Tra i cinque i punti all’ordine del giorno dell’incontro – attuazione del Titolo V° della seconda parte della Costituzione sul ruolo di Milano città metropolitana, il sistema delle metropolitane milanesi, la possibilità di ospitare l’Expo 2006, la sede per l’Agenzia dell’innovazione e le infrastrutture – il Presidente Formigoni si è soffermato su quest’ultimo. Tre le priorità “strategiche ed indispensabili” sottoposte all’attenzione di Prodi: la Pedemontana, la Brebemi e la tangenziale est-esterna di Milano. Formigoni ha inoltre illustrato all’Assemblea lombarda la “possibilità innovativa” avanzata dalla Regione per costituire un Polo autostradale del Nord e il ruolo nuovo della Regione come “società concedente” (nel caso della TEM) o di società aggiudicatrice (per Pedemontana e BreBeMi). Formigoni ha, infine, annunciato che il prossimo incontro del Tavolo con il Governo nazionale si occuperà del problema delle “risorse umane”.   

 

«Non è possibile non essere d’accordo col Presidente Formigoni – ha commentato Stefano Maullu di Forza Italia – il metodo scelto è quello giusto, ma saremo soddisfatti solo se arriveranno i risultati. Due i punti-cardine del lavoro che deve accomunare i diversi enti coinvolti: il rafforzamento dei collegamenti previsti dal Corridoio 5 e lo sviluppo del sistema aeroportuale. Ottenere risultati su questi due obiettivi strategici significa vincere la sfida dello sviluppo.

 

«Apprezzo molti passaggi del suo discorso –ha detto il capogruppo dei Democratici di Sinistra Luciano Pizzetti, rivolgendosi al presidente Formigoni – ma credo che il rilancio della Lombardia passi necessariamente da un maggiore coinvolgimento di questo Consiglio. Forse ci voleva davvero un governo nuovo a livello nazionale per consentire l’apertura di un dialogo costruttivo tra i due schieramenti, tra Roma e la Lombardia. A tal proposito –ha continuato Pizzetti – ritengo positiva l’apertura del Tavolo di Milano: anche noi concordiamo sul fatto che la Lombardia è la regione che più concorre allo sviluppo del Paese manche se da sempre è la meno supportata dal governo centrale. Anche noi siamo quindi per un federalismo reale e virtuoso, ma non dobbiamo dimenticare che il governo Berlusconi non ha fatto nulla in tal senso. Pertanto ora noi possiamo rivolgere a Prodi non denunce furbesche, ma richieste che le condizioni attuali del Paese consentono di affrontare e risolvere. Al ministro Di Pietro –ha aggiunto Pizzetti- dobbiamo dire chiaramente che sul piano delle infrastrutture la realizzazione di un’opera non ne esclude necessariamente la realizzazione di altre; vanno bene le priorità, che vanno individuate e concordate, ma non secondo una logica “ad excludendum”. Per tutte queste ragioni, caro presidente Formigoni -ha concluso il capogruppo dei Democratici di Sinistra- noi saremo al suo fianco nel sostenere le esigenze e le richieste dei lombardi davanti al governo nazionale, ma a condizione che si apra una fase di lavoro comune serio, trasparente, leale e responsabile, senza demagogie o forme di propaganda politica».

 

Nel suo intervento il capogruppo della Lega Nord Stefano Galli ha puntato l’indice sulla necessità di uno Statuto speciale. «La Lombardia non può fare sconti, i lombardi hanno detto chiaramente di volere un forte e vero cambiamento e hanno espresso nell’urna la loro volontà. Per questo -ha detto Galli- occorre che nella fase costituente che si va ad aprire si pensi ad uno Statuto speciale per la Lombardia. Non facciamoci ingannare dal Tavolo di Milano, che è stato solo una passerella d’immagine per Prodi e nulla più. Ricordiamoci che se oggi siamo qui a discutere della necessità di un federalismo compiuto, è solo perchè la Lega ha scosso negli anni scorsi le coscienze della gente dando vita da sola a battaglie difficili e che solo oggi vedono finalmente riconosciuti il loro valore e la loro dignità. Solo ora –ha detto Galli rivolgendosi a Pizzetti- vi accorgete dell’esistenza di una questione settentrionale, e se ciò avviene il merito è esclusivamente della Lega Nord. Per questo –ha proseguito Galli- il presidente Formigoni non può oggi limitarsi a essere attore subordinato del processo di cambiamento in atto, ma deve esserne il primo protagonista. Lo chiede l’intero territorio lombardo-veneto, al quale del resto del Paese non interessa nulla. E anche alla Lega Nord non interessa se il resto del Paese non vuole il cambiamento; lo vogliono i lombardi e i veneti, questo a noi interessa, questo deve interessare a Roberto Formigoni e alla Regione Lombardia, se vorremo che il cammino iniziato insieme possa proseguire positivamente e dare frutti».

 

Alcune perplessità sull’incontro governo-istituzioni lombarde sono state espresse da Roberto Alboni, capogruppo di Alleanza Nazionale, che ha dato una lettura più politica sull’esito dell’iniziativa. «Siamo arrivati al punto di non-ritorno, siamo in una situazione di urgenza” ha detto Alboni, invitando tutti ad “intese allargate per fare ciò che non è stato fatto in tanti anni, mettendo da parte le reciproche rimostranze”. Il Presidente Alboni ha infine rivolto un appello al Presidente Fomigoni: “In molti la vorrebbero in un’altra maggioranza ma noi la teniamo stretto con la voglia di collaborare con questa opposizione».

 

Il capogruppo di Rifondazione Comunista, Mario Agostinelli, ha detto: «Ci piacerebbe che il confronto con il governo non si esaurisse solo sulla necessità delle infrastrutture, che per noi sono solo una delle priorità, ma si allargasse anche ai temi del lavoro, ad esempio affrontando il declino delle Lombardia nel sistema delle imprese e della stabilità, oppure dando una risposta alla crisi dell’Alfa di Arese, puntando sull’innovazione». Agostinelli ha, inoltre, auspicato che il metodo di collaborazione e di confronto tra maggioranza ed opposizione in Consiglio regionale si estendesse anche all’esame di provvedimenti, «che, se portati avanti solo a colpi di maggioranza, potrebbero aprire contenziosi pesanti con il governo nazionale. Il clima di confronto – ha concluso – deve procedere riconoscendo il conflitto democratico e raggiungendo più avanti una conciliazione delle posizioni».

 

La necessità di sperimentare un nuovo “modello lombardo” è stata rilanciata da Gianmarco Quadrini, capogruppo dell’Udc: «I ritardi, specie quelli sulle infrastrutture, non vanno più elusi –ha detto Quadrini- ma non può certo essere il nuovo governo nazionale la panacea di tutti i mali. Tanto più che l’Unione sta dimostrando di essere solamente divisione. A questo punto –ha aggiunto Quadrini- occorre quindi che qui in Lombardia superiamo le divisioni di schieramento e ci mettiamo d’accordo sugli obiettivi, all’insegna del miglior pragmatismo lombardo. In questo modo potremo lanciare al Paese intero un messaggio forte e nuovo, evidenziando come in Lombardia ciò che si condivide e che unisce riesce a prevalere su ciò che divide».

 

«Troppa demagogia nel discorso Formigoni, le infrastrutture non si fanno con le conferenze stampa e con le chiacchiere –ha invece denunciato il capogruppo dei Verdi Carlo Monguzzi-. La Regione fa tanti proclami, poi, per acquistare nuovi treni emette obbligazioni, mentre palazzo regionale utilizza fondi propri. Dovremmo fare il contrario, se davvero abbiamo a cuore il bene dei cittadini lombardi. Invece di occuparsi di cose serie –ha concluso Monguzzi- la maggioranza lavorerà per la prima volta anche di sabato e di domenica per la legge sulle peppole, una legge per cui, se approvata, rischiamo il deferimento alla Corte Costituzionale europea. Mai però ho visto questa maggioranza lavorare nei giorni festivi per leggi utili e serie».

 

Il capogruppo dell’Italia dei Valori Stefano Zamponi nel suo intervento si è soffermato sulle «debacles di Formigoni, a cominciare dalla lista del Presidente, abortita in pochi giorni, per proseguire con l’impasse dovuta ai contrasti con l’assessore Cè e con la umiliante conclusione della vicenda, per concludere con l’elezione al Senato trasformatasi in una ritirata. Questo –ha detto Zamponi- è il modello lombardo, e non mi sembra proprio che possa essere un modello efficiente, tanto più che siamo ancora privi di uno Statuto e che la Commissione incaricata di provvedervi non si è mai riunita».

 

«D’ora in poi il metodo è tutto” ha sottolineato Riccardo Sarfatti, ultimo ad intervenire nel dibattito in Aula e portavoce dell’Unione, che ha annunciato il suo personale appoggio a Formigoni “come segno di fiducia. Devono però – ha aggiunto – essere indicati chiari segni di discontinuità rispetto alla gestione politica passata». A questo proposito Sarfatti ha  rivolto una richiesta al Presidente Formigoni. «Sta a lei, Presidente, dare la sua disponibilità ad approfondire il programma, indicando altri temi su cui confrontarci, a partire dalle ferrovie, al capitale umano. Ma da adesso in poi, se questo è il metodo indicato, basta a pacchetti e provvedimenti pre-confezionati, pur nel rispetto delle posizioni di maggioranza e minoranza volute dai cittadini».

 

 

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Pubblicato il 27 Luglio 2006
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