Aria da circo nel successo di Gassman

Applauditissima la prima al Teatro Condominio. Tutta la città ritrova il suo teatro e l'entusiasmo di avere un ruolo per la cultura di tutto il Varesotto

Successo pieno per il Condominio. Gallaratesi e non hanno ritrovato il loro teatro che ha voluto far omaggio al grande Vittorio Gassman. Entusiasmo e orgoglio di tornare ad avere un ruolo importante nella vita culturale della provincia. Con tanti sorrisi e la gioia del sindaco Nicola Mucci e del presidente Mario Lainati sabato si è inaugurata la stagione teatrale di prosa 2006/2007.
Promossa dalla Fondazione Culturale 1860 gallarate città onlus la prima ha visto in opera proprio il figlio del grande attore italiano con lo spettacolo “ La forza dell’abitudine”, una delle opere più significative del drammaturgo austriaco Thomas Bernhard messa in scena dalla Società per attori, in cui Alessandro Gassman debutta per la prima volta come regista teatrale.

La pièce si apre fin dall’inizio con l’atmosfera giocosa del circo, gli attori si mescolano al pubblico coinvolgendolo. Il sipario è già aperto, uno spettacolo circense è in corso, ma volge alla fine e quando ormai il pubblico ha riempito la sala, gli attori salgono sul palcoscenico, si congedano e ringraziano. Le luci si spengono.
L’azione si sposta dietro le quinte del circo. Gli attori iniziano le prove per lo spettacolo del giorno dopo.

Sembrano parlare tra loro, ma, in realtà, offrono dei lunghi monologhi in cui il pubblico si trova coinvolto come interlocutore muto. Una voce fuori campo sollecita gli spettatori a ridere degli errori dei circensi, così, spiega, per spronarli alla perfezione nelle loro performance: dall’artista si deve pretendere, infatti, una concentrazione che non deve appannarsi mai, l’autocontrollo, una precisione continua che sia un’abitudine quotidiana irrinunciabile E’ proprio la perfezione ad essere una pretesa, un ossessione per il nostro protagonista, il direttore Garibaldi (Alessandro Gassman), che costringe ogni giorno i suoi subalterni ad estenuanti prove nell’esecuzione del quintetto “la trota” di Schubert. L’impossibilità di compiere un’ esecuzione senza errori scatenano nel direttore una rabbia crescente e la paura dell’insuccesso. Le ripetute prove musicali trasmettono inquietudine a tutti i partecipanti che sono sempre più consapevoli dell’incapacità degli artisti di realizzare alla perfezione la loro arte! Una ben riuscita metafora dell’impossibilità di conseguire la perfezione nell’arte come nella vita e dell’insopprimibile ricerca umana di raggiungerla che si risolve in una disperata solitudine e un inesorabile routine autodistruttiva.
Il pubblico ha risposto con calorosi applausi, apprezzando molto la scelta dell’opera inaugurale esaltata dalla bravura degli attori.

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Pubblicato il 15 Ottobre 2006
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