Luis Bacalov, folgorato dal tango
Intervista al composotore premio Oscar nel 1995 per le musiche de "Il Postino", sul palco del Teatro Condominio Gassman sabato 28 ottobre alle 21
A Gallarate si stanno abituando bene: spettacoli scintillanti, due teatri ristrutturati con maestria, ospiti internazionali da far invidia ai palcoscenici più importanti. Sabato 28 ottobre sul palco del teatro Condominio “Vittorio Gassman”, per la stagione musicale organizzata dalla Fondazione Culturale “1860 Gallarate Città onlus”, ci sarà un premio oscar: Luis Bacalov. Nato a Buenos Aires il 30 agosto 1933, ha studiato pianoforte e ha portato la sua musica in giro per tutto il Sud America prima di approdare in Europa, a Parigi e poi a Roma, dove abita e dove lo abbiamo raggiunto telefonicamente. Ha composto in quarant’anni oltre 150 colonne sonore per film del calibro di “Il Postino”, Premio Oscar nel 1995, “Il vangelo secondo Matteo” di Pasolini” fino a “Kill Bill – Volume 1” di Tarantino. A Gallarate porterà sul palcoscenico uno spettacolo avvincente, fatto di tango, ma non solo: “Tango y alrededores”, affiancato dall’Orchestra Tartini di Latina.
Maestro, si è formato a Buenos Aires e poi e giunto in Europa: come ha maturato questa scelta?
«È stato il fato a portarmi qui. Situazioni di lavoro, offerte che ho accettato al volo. L’Italia negli Anni ’50 e ’60 era accogliente per chi come me veniva da lontano, molto più di adesso. Arrivavo da Parigi, ho preso la palla al balzo e, dopo 50 anni di esperienze di vario tipo, non posso dire di aver avuto torto».
Il suo cognome, come quello di moltissimi argentini, fa intravedere origini dell’Europa orientale…
«Come si sa, i cognomi argentini non esistono: tanti sono derivanti dal dominio spagnolo, tanti dalle numerose migrazioni da Russia, Polonia, Est Europa e Italia. La mia famiglia è di origine ebrea-russa, mio nonno arrivò a Buenos Aires nell’Ottocento, io sono argentino da due generazioni, quindi ben amalgamato e radicato. Faccio parte della folta schiera dei migranti: più fortunato di tanti altri, senza dubbio».
Il legame con l’Argentina ha influenzato la sua musica?
«Non all’inizio della mia carriera. Buenos Aires e il tango sono riaffiorati nella memoria e nelle mie composizioni intorno ai 50/60 anni: è stata però una folgorazione. Ho scoperto in me un istinto ed una dimestichezza con questo tipo di musica sconosciuti: come quelle cose che si fanno da ragazzini e che si dimenticano per anni, per poi ritrovarsele in vecchiaia come consuete, famigliari. Diciamo che mi ha aiutato i questa riscoperta il mio amore innato per la musica etnica in ogni sua forma».
Ha suonato con numerosi cantanti italiani di musica leggera, da Endrigo a Villa: quali ricordi porta con sé di quel periodo?
«Con Endrigo avevo un sodalizio e un’amicizia interrotti per una brutta storia di plagio che non amo ricordare: è stato un sodalizio importante, ma nella mia vita non c’è stato solo Endrigo. Negli Anni Sessanta ho collaborato con molti autori, ho ricordi simpatici della musica leggera, anche se poi ho scelto il cinema: un po’ perché lo ritenevo più importante per me, un po’ perché credo che la musica leggera vada fatta da giovani, quando si hanno energie e voglia di stare dietro alle mode del momento».
Lei ha conosciuto il periodo d’oro del cinema italiano, ha collaborato con registi fondamentali per la storia della pellicola nostrana: c’è un film che ama più di ogni altro?
«Penso che in tanti si aspettano che io risponda “Il Postino”, perché mi ha portato all’Oscar. Invece no: era una musica efficace per quel tipo di film, si coniugava alla perfezione con la vicenda narrata, ma non è stata la mia migliore composizione. In 40 anni ho scritto oltre 150 colonne sonore, ho lavorato con Rosi, Fellini, Pasolini, Damiani, Scola, Greco, Gurladi, alcuni sono tuttora miei amici. Non so scegliere una musica, e non ho nemmeno intenzione di decidere io quale essa sia: lo faranno altri, e quasi sicuramente sceglieranno “Il Postino”, sbagliando».
A 73 anni quali sono i progetti di Luis Bacalov per il domani?
«Progetti ce ne sono tanti, spesso sono costretto a dire di no, perché le mani sono due e il cervello uno. Ho in cantiere concerti per violino, due o tre colonne sonore importanti, una per il messicano Alfonso Arau, una per Greco e una per l’amico Scarchilli. I progetti non mancano, l’energia forse».
Che tipo di spettacolo è “Tango y alrededores”, che porterà in scena a Gallarate sabato 28 ottobre?
«Non è solo tango, sarebbe limitativo. Il filo conduttore è la musica per il cinema, con il tango di sottofondo: opere mie e di altri autori. Non è nemmeno solo cinema. Non so come descriverlo, è uno spettacolo che vuole ammaliare e divertire, in qualche modo filosofico».
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